Il Global Privacy Enforcement Network, la rete internazionale che raggruppa le autorità di controllo sulla privacy di 27 Paesi, ha reso noti i risultati di un'importante ricerca che accende i riflettori sulle criticità della protezione dei minori nel mondo digitale. L'indagine ha analizzato 876 tra siti web e applicazioni mobili più frequentati da bambini e ragazzi, incluso il Garante italiano nel team di controllo. I dati emersi dipingono un quadro preoccupante: sebbene emergano alcuni progressi rispetto all'ultimo rapporto del 2015, i rischi si sono moltiplicati e le violazioni della privacy rimangono diffuse e strutturali.

Il primo campanello d'allarme riguarda la voracità dei servizi nel raccogliere informazioni personali. Più della metà delle piattaforme esaminate (il 59%) richiede un indirizzo email per accedere alle funzionalità complete, il 50% chiede uno username e il 46% pretende l'attivazione della geolocalizzazione. Ancor più preoccupante: l'85% dei servizi dichiarato chiaramente nelle proprie informative di privacy che i dati raccolti verranno condivisi con soggetti terzi, spesso senza spiegazioni trasparenti. Ancora più grave, il 71% dei siti e delle app non fornisce alcuna indicazione sui meccanismi di protezione specifici per i minori.

La ricerca ha inoltre evidenziato l'insufficienza dei controlli d'età, elemento fondamentale per impedire l'accesso a contenuti vietati ai bambini. Sebbene il 62% dei servizi dichiari di vietare l'accesso ai minori di 13 anni, ben il 32% di questi non applica alcun sistema di verifica. Del restante 68% che tenta di controllare l'età, l'88% si affida semplicemente all'autodichiarazione degli utenti, un meccanismo che un minore può aggirare in pochi secondi. Di conseguenza, material potenzialmente dannoso è facilmente raggiungibile: contenuti violenti o legati all'odio sono stati trovati nel 15% dei servizi analizzati, mentre contenuti sessualmente espliciti nel 11%.

La ricerca ha riscontrato anche problemi nella gestione dei dati accumulati. Poco più di un terzo (il 36%) dei siti e app non offre un metodo semplice e accessibile per eliminare l'account, anche se questo dato rappresenta un significativo miglioramento rispetto al 2015, quando la percentuale arrivava al 71%. Solo il 35% dei servizi identificati come ad alto rischio per i minori fornisce avvertimenti specifici, come pop-up che invitano a chiedere il consenso genitoriale prima di procedere.

L'indagine ha preso in esame principalmente piattaforme nelle categorie Educazione (23%), Gaming (18%) e Social media (15%), le più frequentate dai giovani utenti. Gli esiti hanno spinto il Global Privacy Enforcement Network a ribadire l'impegno nel promuovere il rispetto della normativa sulla protezione dei dati e a incoraggiare una maggiore cooperazione internazionale tra gli operatori e le autorità di controllo. Il tema assume ulteriore rilevanza alla luce dei recenti provvedimenti dell'Unione Europea, come l'istruttoria avviata dalla Commissione contro Snapchat per violazioni delle norme a tutela dei minori.