Quello che doveva rimanere un cauto esperimento si è trasformato in un successo commerciale di proporzioni considerevoli. La piattaforma ChatGPT, il chatbot di OpenAI che ha rivoluzionato il panorama dell'intelligenza artificiale, ha iniziato a mostrare annunci pubblicitari agli utenti a febbraio, e i numeri parlano chiaro: in sole sei settimane ha generato ricavi annualizzati pari a 100 milioni di dollari. Un risultato che non solo sorprende per la velocità con cui è stato raggiunto, ma che ridisegna completamente le prospettive di monetizzazione dell'intelligenza artificiale conversazionale.

Il programma pilota coinvolge attualmente 600 inserzionisti e raggiunge una platea ancora relativamente ristretta: solo il 20% circa degli utenti idonei vede una pubblicità in una determinata giornata. Gli annunci, che compaiono esclusivamente per i titolari di account gratuiti e per chi sottoscrive il piano Go (8 euro al mese in Europa), sono posizionati alla fine delle risposte generate da ChatGPT e chiaramente identificati come contenuti pubblicitari, senza interferire con il testo principale. Il costo per mille impressioni si attesta intorno ai 60 dollari, una cifra che triplica quella media della piattaforma Meta, segnale evidente della redditività percepita dai brand.

Ma dietro questi numeri entusiasmanti si nascondono alcune limitazioni significative. Il tasso di clic rimane al di sotto dell'1%, ben lontano dal 6% registrato dalle ricerche su Google. OpenAI ha deciso di prolungare la fase pilota, inizialmente prevista fino ad aprile, presentando il dato come una naturale curva di apprendimento senza conseguenze sulla fiducia degli utenti. Tuttavia, i numeri suggeriscono una lettura diversa: con un tasso di click così basso, gli inserzionisti stanno effettivamente pagando principalmente per la visibilità del marchio piuttosto che per le conversioni dirette. La vera sfida sarà capire se formati pubblicitari più sofisticati riusciranno a migliorare questo indicatore critico.

OpenAI non perde tempo e punta all'espansione. David Dugan, ex dirigente del comparto pubblicitario di Meta, è stato nominato per guidare il team commerciale globale dell'azienda. L'apertura del sistema di inserimento annunci in modalità self-service è prevista per aprile, e l'80% delle piccole e medie imprese contattate ha manifestato interesse a partecipare. Nel frattempo, la società prepara l'ingresso in nuovi mercati: Canada, Australia e Nuova Zelanda sono già nel mirino.

I risultati di OpenAI mettono in discussione le strategie dei giganti tecnologici. Google, che possiede l'infrastruttura pubblicitaria più sofisticata del pianeta, finora ha evitato di inserire annunci nel suo chatbot Gemini. Difficile sostenere la prudenza quando un competitor ha appena dimostrato che il modello funziona in sei settimane. Microsoft, dal canto suo, ha già integrato link sponsorizzati su Copilot attraverso Bing e potrebbe accelerare significativamente i suoi piani. L'unica voce discordante proviene da Anthropic, che ha adottato una posizione dichiaratamente contraria alla pubblicità nei suoi servizi di intelligenza artificiale, tracciando una linea di demarcazione chiara nel settore.