La tensione tra la Lazio e il proprio tifo organizzato rimane altissima. Mentre le partite casalinghe dello stadio Olimpico continuano a registrare settori vuoti - ad eccezione della sfida contro il Milan - i rappresentanti del movimento ultras hanno nuovamente chiarito le proprie intenzioni in una intervista radiofonica a Radio Laziale. La frattura con la gestione di Lotito ha raggiunto dimensioni critiche e non accenna a ricomporsi nel breve termine.

Gli esponenti della curva hanno voluto sottolinerare come il boicottaggio degli impianti casalinghi rappresenti una scelta consapevole e deliberata, ben distinta dalla questione delle trasferte. "Non abbiamo mai rinunciato a seguire la squadra lontano da casa - hanno dichiarato ai microfoni - e continueremo a farlo quando le restrizioni legali ce lo consentiranno". Attualmente, infatti, il movimento è sottoposto a un divieto di trasferta fino al termine della stagione in seguito agli scontri dello scorso gennaio sull'autostrada A1 con gli ultras napoletani.

Proprio questa limitazione ha acuito la frustrazione dei tifosi per le occasioni perse. Gli ultras hanno espresso rammarico particolare per il mancato appoggio in trasferta durante partite di grande rilevanza, a cominciare dalla semifinale di Coppa Italia a Bergamo. "Avremmo potuto creare un'atmosfera indimenticabile - ha sottolineato uno degli attivisti - invece siamo stati privati di questa possibilità dalla situazione in cui ci troviamo". Ricordano anche la trasferta a Firenze e quella a Lecce, quest'ultima affrontata con numeri significativi prima della sospensione.

Riguardo al ritorno in Curva Nord nella prossima stagione, il movimento mantiene una posizione volutamente vaga. "Decideremo al momento opportuno - hanno spiegato - tutto dipenderà da come evolveranno le cose con la società". L'impressione è che il boicottaggio casalingo proseguirà almeno fino a quando non si registreranno cambiamenti significativi nella gestione societaria. Nel frattempo, gli ultras non vedono l'ora che termini questa stagione per poter almeno tornare a seguire la squadra nelle competizioni esterne, simbolo della loro dedizione nonostante il conflitto interno.