La strada verso le elezioni federali del 22 giugno si complica. Durante l'assemblea della Lega di Serie A svoltasi questo pomeriggio a Roma, i venti club si sono espressi sulla candidatura di Gianni Malagò alla presidenza della Figc, lasciata vacante dalle dimissioni di Gabriele Gravina. Diciotto società hanno sottoscritto il sostegno all'ex numero uno del Coni, ma due importanti voci hanno scelto di non allinearsi: la Lazio di Claudio Lotito e l'Hellas Verona.
Lotito, che ha espresso il suo dissenso già durante l'assemblea, ha rilasciato dichiarazioni molto critiche al momento di uscire dalla riunione. Il presidente laziale non ha contestato direttamente la candidatura di Malagò bensì ha sollevato obiezioni di carattere sistemico sulla gestione del calcio italiano. «Il problema non è il nome, ma la struttura», ha sottolineato Lotito, puntando il dito contro l'assetto normativo della federazione. Secondo il dirigente capitolino, gli attuali meccanismi di governo del calcio italiano rimangono ancorati alla legge 91 del 1981, uno strumento ormai invecchiato da 45 anni che necessiterebbe di una completa rivisitazione.
La soluzione proposta da Lotito è radicale: piuttosto che procedere con le consuete elezioni federali, il calcio italiano dovrebbe ricevere la guida di un commissario straordinario incaricato di ristrutturare interamente il sistema. «Fin quando persiste quella legge istitutiva, il sistema nel suo complesso ha bisogno di essere completamente riprogettato», ha dichiarato il presidente della Lazio, evidenziando come il problema di fondo non sia risolvibile attraverso un cambio di dirigenza.
Malgrado il dissenso di Lotito, la Serie A ha comunque proseguito nella scelta collettiva, ricorrendo al suo peso specifico. Il campionato professionistico rappresenta il 18 per cento dei votanti complessivi all'interno degli organi federali. Rimangono ancora diverse settimane prima della scadenza per le candidature, fissata al 13 maggio, durante le quali le altre componenti della federazione potranno indicare propri candidati. Particolare attenzione va rivolta alla Lega Nazionale Dilettanti, che dispone del 34 per cento dei voti e il cui presidente, Giancarlo Abete, potrebbe a sua volta scendere in campo. Abete, che ha già guidato la Figc dal 2007 al 2014, rappresenterebbe un'alternativa autorevole all'interno della corsa per la poltrona presidenziale.