Massimiliano Allegri ha condotto il Milan al raggiungimento di quota 60 punti, lo stesso bottino che il Napoli aveva accumulato a questo punto della stagione scorsa, quando poi si aggiudicò lo scudetto a maggio. Questo Milan difficilmente seguirà lo stesso percorso: il vantaggio dell'Inter rimane consistente con sette lunghezze di margine. Eppure, qualcosa di inatteso si è creato nelle certezze che sembravano ormai consolidate.
Il tecnico bianconero ha centrato il secondo derby stagionale imponendo il medesimo risultato, l'1-0, con una tattica che ha richiesto sofferenza costante. Per l'intera ripresa, il Milan ha subìto il predominio territoriale dell'Inter concedendo davvero il minimo sindacale. Saelemaekers ha limitato efficacemente Dimarco, mentre Pavlovic si è dimostrato capace di essere presente su ogni zona del terreno di gioco. L'Inter, dal canto suo, ha giocato con superiorità di gioco, ma senza brillare in maniera convincente, un'assenza di qualità che ha pesato notevolmente sulla sua capacità offensiva.
La questione delle assenze non è secondaria, anzi rappresenta un elemento determinante nella lettura della gara. L'Inter ha dovuto rinunciare a giocatori di calibro considerevole: la perdita di Lautaro Martínez, l'attaccante più forte della serie A e colui che Costacurta definirebbe il miglior difensore nerazzurro grazie al suo impegno nel pressing e negli scontri diretti, è stata particolarmente gravosa. Anche le mancanze di Thuram e, parzialmente, di Dumfries hanno inciso sulla capacità costruttiva della squadra di Simone Inzaghi.
Uguali pesi non hanno tutte le presenze in campo. Modric e Rabiot, veterani di decine di derby, hanno esercitato un'influenza dominante sulla gara, specialmente quando i compagni vivevano momenti di difficoltà. La loro personalità ha fatto la differenza. Proprio per questo motivo, la scelta di tenere Lautaro in panchina risulta particolarmente penalizzante: se fosse stato disponibile a pieno regime, la pressione offensiva dell'Inter avrebbe assunto tutt'altra dimensione. Gli attaccanti alternativi, pur dotati di qualità, performano al meglio quando agiscono da supporto a Lautaro o Thuram, non come protagonisti principali.
Meno scontata rimane l'valutazione su Rafael Leão, la cui prestazione si colloca in uno spazio grigio tra presenze e assenze, sicuramente senza giustificazione in entrambe le categorie. Il Milan di un anno fa aveva totalizzato 44 punti a questo stadio della stagione, ma chiuse con 63 complessivi giocando, secondo la cronaca dell'epoca, meglio. Preferenze di giudizio a parte, ciò che conta è che nella città meneghina è tornato il dubbio. L'Inter rimane favorita, ma una fessura nelle sue certezze si è effettivamente aperta.