Da oltre otto mesi un delfino tursiope ha trasformato la laguna di Venezia in casa propria. I media lo hanno battezzato Mimmo, e la sua presenza ha catturato l'attenzione di curiosi e ricercatori. Eppure, avvertono gli scienziati, la sua pinna che affiora tra le acque del bacino di San Marco rappresenta ben più di un'attrazione per i turisti: è il simbolo vivo di come certi ambienti lagunari conservano ancora le caratteristiche per ospitare la fauna selvatica, e di quanto fragile sia l'equilibrio tra città e natura.

Mimmo è stato avvistato per la prima volta ufficialmente il 24 giugno 2025 nei pressi di Chioggia. Da allora, il suo percorso è stato tracciato passo dopo passo dai ricercatori del Cetacean strandings emergency response team dell'università patavina e del museo veneziano di storia naturale. L'animale, un esemplare giovane di circa due metri che gode di buona salute, ha progressivamente risalito le acque fino a stabilirsi, dallo scorso ottobre, dinanzi a Piazza San Marco. A differenza dei suoi congeneri, che abitualmente vivono in gruppi anche di quindici esemplari, Mimmo ha scelto la solitudine. Secondo gli esperti, la scelta non è frutto del caso: il delfino ha probabilmente riconosciuto nella laguna una fonte alimentare abbondante e condizioni ambientali ideali.

Guido Pietroluongo, patologo veterinario dell'ateneo padovano, ha guidato il team di ricercatori nella realizzazione di uno studio pubblicato su Frontiers in Ethology. In una recente dichiarazione, il ricercatore ha ribadito che la situazione di Mimmo non rappresenta un'eccezione: nel mondo sono documentati circa cento casi di cetacei solitari in aree fortemente urbanizzate, e l'Italia vanta il celebre precedente di Filippo, il delfino che ha frequentato le acque di Manfredonia. La permanenza prolungata di Mimmo dimostra che l'animale trova nutrimento e si adatta bene a un ecosistema lagunare con caratteristiche salino-termiche simili agli ambienti costieri dove questi cetacei proliferano abitualmente.

Tuttavia, la coabitazione tra il tursiope e l'ambiente lagunare non è priva di rischi. L'intenso traffico navale, l'inquinamento e le numerose infrastrutture umane trasformano la laguna in uno spazio particolarmente pericoloso per gli animali selvatici. Il delfino, capace di adattarsi meglio di altri cetacei agli spazi antropizzati, rimane comunque esposto a minacce concrete. Gli scienziati hanno elaborato pertanto una serie di raccomandazioni per garantire a Mimmo e agli altri abitanti della fauna locale le migliori condizioni di sopravvivenza. Lo studio rappresenta un tentativo di riconciliare la convivenza tra una metropoli fluviale e la sua eredità naturale, trasformando la curiosità mediatica in occasione di riflessione più profonda sulla preservazione della biodiversità negli ambienti urbani.