La storica vittoria dell'Italia sul campo dell'Inghilterra nel torneo del Sei Nazioni rappresenta uno spartiacque per il rugby italiano. A commentare il cambio di rotta della Nazionale è Massimo Giovanelli, leggenda degli azzurri e voce autorevole del movimento, intervenuto a Radio Anch'io Sport su Rai Radio 1. L'ex capitano riconosce nel lavoro del commissario tecnico Gonzalo Quesada un elemento di rottura positiva rispetto al recente passato.
"Quello che salta agli occhi di questa nuova Italrugby è una continuità sorprendente anche quando le cose si fanno complicate", osserva Giovanelli. "Quesada ha saputo costruire una squadra che funziona come un meccanismo collaudato, con una difesa che non ha eguali per organizzazione e compattezza. Il ct ha portato serenità, fiducia e una visione lucida, analizzando anche gli errori precedenti per costruire una certezza sulla qualità intrinseca del gruppo".
Secondo l'analisi di Giovanelli, l'Italia oggi può contare su una terza ondata di campioni di spessore internazionale. "Negli ultimi venticinque anni molti giocatori italiani si sono trasferiti nei campionati francesi, il più esigente d'Europa, sempre mantenendo un'eccellente reputazione", ricorda l'ex terza linea. "Ora abbiamo i fratelli Cannone, i fratelli Garbisi e il capitano Lamaro: una generazione di qualità assoluta".
Ma il vero nodo, sottolinea Giovanelli, riguarda la sostenibilità di questo progetto. "Bisogna continuare a investire sulla filiera che produce questi talenti. Molti provengono da realtà modeste, piccoli club di provincia e paesini: i Cannone dal Bombo Rugby di Firenze, Menoncello da un centro della provincia trevigiana. È fondamentale collegare questo vivaio territoriale con la Nazionale, creando un percorso virtuoso che consolidi il salto di qualità già compiuto".