Tommaso Berni sorride quando ripensa al suo peculiare record: sei stagioni in maglia nerazzurra, zero presenze ufficiali, ma ben due cartellini rossi rimediati comunque. Un primato che l'ex estremo difensore dell'Inter porta con sé con consapevolezza e, soprattutto, con una certa dose di ironia. Oggi, a 41 anni, il portiere ha completamente cambiato vita: vive a Ibiza e sta studiando per diventare capitano di yacht, lontano dai campi da calcio e dalle pressioni del calcio professionistico.
L'occasione per raccontare la sua storia arriva in concomitanza con il secondo scudetto conquistato dai nerazzurri, che Berni ha voluto festeggiare recandosi a Milano e passando dallo spogliatoio di San Siro per salutare i compagni. "Sarei volentieri rimasto almeno un altro anno," confessa quando ricorda il 2020, l'anno in cui ha lasciato il club. "Si era creato un gruppo solido, una società seria. C'era tutto per vincere." Con l'arrivo di Antonio Conte, la squadra aveva toccato vette importanti, arrivando a un punto dalla Juventus e disputando la finale di Europa League, ma Berni non ha potuto viverlo pienamente dal campo.
Malgrado il ruolo marginale, Berni ha comunque lasciato il segno per motivi insoliti. Il primo rosso risale a gennaio 2020, nella partita contro il Cagliari, quando scese in difesa di Lautaro Martínez, massacrato di falli durante l'intera gara. "Lo ammazzarono per 90 minuti e lo cacciarono al 94'. Mi si tappò una vena contro l'arbitro," ricorda l'ex portiere. Il secondo cartellino rosso arrivò invece durante la pandemia, in una gara contro il Parma in uno stadio completamente vuoto: una frase infelice gli costò l'espulsione, anche se con un pizzico di leggerezza nello scambio con l'arbitro.
Oggi Berni è felicissimo nel suo nuovo ruolo di padre a tempo pieno. Ha due figli, Deva di quattro anni e Ainy, e dedica le sue giornate a loro, alternando la vita isolana con sporadiche trasferte verso l'Italia per visitare i nonni. Pur essendo lontano dal calcio, mantiene contatti costanti con i compagni della sua epoca: Ranocchia, Barella, Bastoni, Dimarco, Brozovic e soprattutto Inzaghi, con cui ha condiviso ben cinque anni nello stesso club. "Il miglior compagno che uno possa avere," lo definisce con stima.
Riflettendo su come avrebbe festeggiato se fosse stato ancora parte della rosa, Berni ammette di aver provato nostalgia: "Sarei certamente salito sul pullman e avrei trascinato tutti. Magari avrei persino pianto come mi accadde quando Vecino segnò contro la Lazio nel 2018, quando conquistammo la Champions all'ultima giornata." Nonostante l'addio al calcio, il suo affetto per l'Inter rimane intatto, così come la consapevolezza di aver fatto parte di un percorso vincente, anche se da spettatore privilegiato dalla panchina.