Una ricerca della University of Illinois Urbana-Champaign fornisce la prova definitiva di un risultato straordinario: la collisione intenzionale della sonda DART con l'asteroide Dimorphos non ha soltanto alterato il suo periodo orbitale attorno al corpo celeste più grande, Didymos, ma ha modificato addirittura la traiettoria di entrambi i corpi intorno al Sole. Lo scontro, avvenuto il 26 settembre 2022, rappresenta un punto di svolta nella storia della ricerca spaziale e della difesa planetaria.

L'impatto ha prodotto effetti misurabili e significativi. Dimorphos, un asteroide di circa 170 metri di diametro, ha visto ridursi il suo periodo orbitale intorno a Didymos (che misura approssimativamente 805 metri) di ben 33 minuti. Ma non è tutto: l'urto ha generato un'immensa pioggia di frammenti rocciosi che, espulsi violentemente nello spazio, hanno agito come un propulsore naturale, rallentando la velocità orbitale complessiva del sistema di 11,7 micrometri al secondo. Sebbene possa sembrare infinitesimale, questa variazione comporta un ritardo di circa 0,15 secondi nel completamento dell'orbita attorno al Sole, un cambiamento che potrebbe risultare cruciale nella prevenzione di impatti potenzialmente catastrofici.

Per quantificare con precisione questi effetti, i ricercatori hanno impiegato una tecnica sofisticata: il monitoraggio delle occultazioni stellari. Questo fenomeno si verifica quando l'asteroide passa direttamente davanti a una stella da una prospettiva osservativa, provocando il momentaneo oscuramento della sua luce. Tra ottobre 2022 e marzo 2025, grazie al contributo di astronomi dilettanti sparsi in tutto il mondo, sono state registrate 22 di queste occultazioni, fornendo dati straordinariamente precisi sulla velocità, la conformazione geometrica e la posizione dell'asteroide. L'analisi combinata di questi dati con le osservazioni condotte da terra ha permesso di calcolare con accuratezza il nuovo periodo orbitale del sistema.

Una scoperta affascinante emersa dallo studio riguarda la composizione di Dimorphos: l'asteroide più piccolo risulta essere meno denso del previsto, costituito essenzialmente da materiale disperso da Didymos nel corso della sua rotazione. Si tratta dunque di una sorta di accumulo secondario di detrito, una caratteristica che potrebbe avere implicazioni importanti per future missioni di difesa planetaria. Nel frattempo, ulteriori informazioni giungeranno dalla sonda Hera, lanciata dalla NASA all'inizio di ottobre 2024, che raggiungerà il sistema binario entro novembre 2026 per effettuare osservazioni più approfondite.

Il successo della missione DART dimostra che i veicoli spaziali progettati come 'impattori cinetici' potrebbero rappresentare uno strumento efficace per proteggere la Terra da asteroidi potenzialmente pericolosi, naturalmente a condizione che questi oggetti vengano identificati con largo anticipo. La ricerca apre dunque scenari promettenti per la sicurezza planetaria, trasformando la scienza fiction in realtà tangibile.