Un risultato che ha emozionato chiunque ami lo sport italiano, e che non poteva sfuggire a Fabio Capello, uno dei personaggi che più di tutti ha lasciato il segno nella storia delle competizioni internazionali del nostro paese. L'ex calciatore e allenatore, contattato telefonicamente, ha condiviso con entusiasmo le proprie riflessioni sulla prestazione dell'Italrugby contro l'Inghilterra, pur ammettendo di aver rivisto la partita in differita durante la mattina successiva. Per Capello si tratta di un momento che riporta alla mente sensazioni antiche ma profonde: quelle legate al privilegio di sconfiggere un avversario ritenuto, fino a quel momento, imbattibile.

La memoria corre indietro al novembre del 1973, quando fu proprio un tap-in realizzato da Capello a donare alla nazionale calcistica italiana la prima, memorabile vittoria su Wembley. Un gol che rimane inciso nella storia dello sport tricolore, e che l'ex bomber ricorda con orgoglio e una punta di ironia. "Quella sera dedicai il successo ai ventimila 'camerieri' presenti allo stadio" racconta Capello, rievocando con una certa soddisfazione come gli inglesi avessero utilizzato quel termine dispregiativo nei confronti dei tifosi italiani. Oggi, a distanza di decenni, quella vittoria del 1973 trova un'eco sorprendente nella recente affermazione della nazionale di rugby.

"Quando indossi la maglia della nazionale accade qualcosa di straordinario" spiega Capello, descrivendo l'emozione particolare che nasce dal rappresentare il proprio paese. Vincere contro gli inglesi all'Olimpico di Roma, di fronte a supporter giunti da ogni angolo della penisola, rappresenta qualcosa di potente: la capacità di regalare felicità ai propri tifosi e di far tornare a casa vincitori migliaia di persone. È una forma di orgoglio nazionale che va oltre la semplice vittoria sportiva.

Le lodi di Capello si estendono anche verso lo staff tecnico della squadra e verso il commissario tecnico Quesada. Forte della sua esperienza anche nel mondo della pallacanestro rugbistica, avendo vinto diversi titoli con la Mediolanum nei primi anni novanta, Capello sa riconoscere quando una squadra funziona davvero come un'unità compatta. "È stata una vittoria collettiva, costruita sul sacrificio di ogni singolo atleta" osserva, sottolineando come i giocatori abbiano dimostrato combattività, determinazione e mai un cedimento mentale. Ogni componente della rosa ha dato il massimo, trascinato da un gruppo che sentiva di avere qualcosa di importante da dimostrare.

"È stata una gara davvero bellissima, memorabile, che chi l'ha disputata non dimenticherà più" conclude Capello, lasciando intendere che certi momenti rimangono impressi per sempre nella memoria di chi li vive intensamente. Una valutazione che, nel contesto dello sport italiano contemporaneo, rappresenta uno dei maggiori riconoscimenti possibili, venendo da una figura che ha sempre saputo distinguere le vittorie ordinarie da quelle destinate a diventare storia.