Nintendo of America ha deciso di ricorrere alle vie legali contro il governo statunitense, depositando un'azione presso la Corte del Commercio Internazionale americana con l'obiettivo di recuperare i dazi doganali pagati nell'ultimo anno. Secondo quanto riportato da fonti vicine al procedimento, la società nipponica contesta quella che i suoi legali definiscono una gestione "illegittima" delle politiche commerciali federali. Il colosso videoludico non è un caso isolato: oltre mille grandi aziende, tra cui giganti della logistica come FedEx e della distribuzione come Costco, hanno intrapreso iniziative analoghe contro Washington negli ultimi mesi.
Nella documentazione presentata ai magistrati, gli avvocati di Nintendo richiedono il rimborso completo di quanto versato alle casse dello stato, comprensivo di interessi, a partire dalla data di implementazione delle tariffe contestate. La multinazionale è stata identificata come "importatore rappresentativo" relativamente ai beni colpiti dalle disposizioni dell'International Emergency Economic Powers Act, lo strumento normativo utilizzato dall'amministrazione Trump per imporre le aumentate aliquote doganali. Poiché Nintendo produce la stragrande maggioranza dei propri dispositivi e periferiche in Vietnam e Cina, rimane particolarmente vulnerabile ai cambiamenti della strategia commerciale americana. Nel procedimento figurano come convenuti diversi organismi federali: il Tesoro, la Sicurezza Interna, l'Ufficio del Rappresentante Commerciale, l'Agenzia Doganale e il Dipartimento del Commercio. Stando alla denuncia, queste istituzioni avrebbero complessivamente incassato oltre 200 miliardi di dollari in dazi su merci provenienti da praticamente tutte le nazioni del globo.
L'escalation legale si è concretizzata in seguito a una decisione cruciale della Corte Suprema statunitense, che ha invalidato la maggior parte dei dazi globali promossi da Trump. Nonostante questo verdetto giudiziale, il presidente ha replicato introducendo una nuova tariffa del 10% basata sulla Section 122, una disposizione raramente invocata in precedenza, nel tentativo di eludere gli effetti della sentenza dei magistrati.
La controversia tariffaria ha avuto riflessi concreti anche sulla commercializzazione di Switch 2, la nuova console che Nintendo ha immesso sul mercato a giugno 2025, a distanza di otto anni dal lancio della console originale. Quando le tariffe sono entrate in vigore ad aprile scorso, i preordini sul mercato americano sono stati spostati dal 9 al 24 aprile, sebbene la data ufficiale di rilascio sia rimasta invariata. Il prezzo della console è restato fermo a 449,99 dollari, ma gli accessori hanno subito aumenti di costo; Nintendo ha inoltre precisato che le tariffe non erano state già incorporate nella fascia di prezzo della console stessa. La società ha confermato il deposito dell'azione giudiziaria senza fornire ulteriori commenti sulla questione.