Samsung ha coronato il suo ventesimo anno di dominio nel settore televisivo mondiale, mantenendo la posizione di leader indiscusso anche nel 2025. Secondo i dati forniti da Omdia, rinomato istituto di ricerche di mercato, l'azienda sudcoreana ha chiuso l'anno con una quota di mercato pari al 29,5%, in leggera crescita rispetto al 28,3% registrato nel 2024.
Un successo che merita tuttavia una lettura più sfumata. La spinta propulsiva di Samsung proviene esclusivamente dal comparto dei televisori di lusso: nella categoria oltre i 2500 dollari, il produttore ha visto balzare la propria quota dal 49,6% al 54,3%, consolidando una supremazia assoluta tra i consumatori più esigenti e con disponibilità economica elevata. Nel segmento oltre i 1500 dollari, la quota si attesta al 52,2%.
Parallela a questa crescita, tuttavia, si sviluppa una controtendenza inquietante per Samsung. Il mercato globale dei televisori nel 2025 è rimasto sostanzialmente stagnante, con la domanda compressa soprattutto dal crollo della Cina, dove le vendite hanno subìto una flessione superiore al 25% nell'ultimo trimestre a causa dell'esaurimento dei programmi di incentivi governativi. In questo contesto poco dinamico, i produttori emergenti stanno erodendo quote di mercato: Hisense e TCL insieme controllano ormai il 30,7% del volume totale, in crescita del 2% rispetto all'anno precedente.
I dati di Counterpoint Research, che erano stati diffusi nelle scorse settimane, avevano già segnalato un campanello d'allarme ancora più acuto: a dicembre 2025, TCL ha temporaneamente sorpassato Samsung come produttore più venduto per volume, sebbene il bilancio annuale abbia comunque consegnato il primato al marchio sudcoreano. La frattura tra il dominio nel segmento premium e la pressione nel mercato di massa rappresenta una sfida strategica che Samsung dovrà affrontare nei prossimi mesi.
Mentre Samsung celebra il suo storico traguardo, il panorama competitivo sta dunque trasformandosi. Il mercato televisivo globale rimane volatile e geograficamente frammentato, con le aziende cinesi che sfruttano le difficoltà economiche internazionali per conquistare posizioni nel volume, mentre i brand premium mantengono margini superiori ma su una base clientelare più ristretta.