A pochi giorni dalle elezioni presidenziali del Barcellona, Xavi Hernandez rompe il silenzio e accende il dibattito interno al club catalano con rivelazioni che scuotono la gestione di Joan Laporta. Nel corso di un'intervista al quotidiano spagnolo La Vanguardia, l'ex capitano blaugrana ha deciso di schierarsi pubblicamente a favore della candidatura rivale di Victor Font, affidandosi a una bomba mediatica legata ancora una volta a Lionel Messi.
Secondo quanto riferito da Xavi, il ritorno di Messi al Barcellona era stato praticamente definito tra gennaio e marzo 2023, quando la superstar argentina militava ancora nel Paris Saint-Germain, pochi mesi dopo il trionfo mondiale con l'Albiceleste. L'ex centrocampista sostiene di aver avuto contatti diretti con Leo in quel periodo e che il giocatore aveva manifestato la sua disponibilità a fare ritorno in Catalogna. Anche la Liga aveva dato il suo consenso per realizzare l'operazione, e le trattative erano già avviate con il padre e agente di Messi, Jorge.
"Laporta ha deciso di dire no, e tutto quello che racconta sulla situazione non corrisponde alla realtà", ha affermato Xavi con tono deciso. Secondo l'ex allenatore del club, il presidente uscente avrebbe fatto dietrofront non per ragioni economiche, come sostenuto pubblicamente, ma per motivi legati alla gestione dello spogliatoio. "Laporta e il suo entourage temevano che l'ingaggio di Messi avrebbe creato tensioni interne e che Leo avrebbe avuto troppo potere dentro lo spogliatoio. Sono tutte bugie", ha puntualizzato Xavi, negando categoricamente che Jorge Messi avesse avanzato richieste economiche eccessive.
Le dichiarazioni dell'ex capitano arrivano in un momento delicato per il club, con le elezioni presidenziali che si profilano come un voto di fiducia sulla gestione Laporta. L'attacco frontale di Xavi rappresenta una critica sostanziale alle scelte strategiche del numero uno uscente, suggerendo che il mancato ritorno di Messi sia stato frutto di decisioni sbagliate piuttosto che di vincoli oggettivi. La questione Messi continua dunque a rappresentare un punto dolente per il Barcellona, alimentando il dibattito interno sulla leadership del club e sulla capacità di gestire i rapporti con i propri migliori talenti.