Una vittoria cruciale per la lotta salvezza, ma anche un traguardo carico di significati personali che Daniele De Rossi ha raggiunto nel pomeriggio del 8 marzo al Luigi Ferraris. Il Genoa ha superato 2-1 la Roma, infliggendo ai giallorossi un colpo che li riporta in piena bagarre per il quarto posto Champions, dove il Como ha già approfittato per raggiungerli in classifica.
Ma ciò che colpisce dell'accaduto non è solo il risultato sportivo. De Rossi, per la prima volta nella sua carriera da allenatore, ha battuto la squadra che lo ha visto crescere come calciatore e che rappresenta la sua storia calcistica più importante. Una sfida che lo stesso tecnico genovese aveva confessato anni prima di voler evitare, ammettendo di non aver mai sperimentato l'esigenza di prepararsi mentalmente per affrontare in panchina coloro contro cui aveva combattuto in campo per tanti anni. All'andata il Genoa era uscito sconfitto. Al ritorno, le dinamiche sono cambiate.
Quel che ha catturato l'attenzione delle telecamere non è stata l'euforia tipica di una vittoria importante, bensì un'espressione trattenuta, quasi glaciale, che ha attraversato il volto di De Rossi per tutto l'arco della partita e oltre. Durante i gol realizzati da Messias e Vitinha, le esultanze sono rimaste misurate. Nel corso della gara ha urlato istruzioni ai suoi difensori, correggendo talvolta con tono severo elementi come Marcandalli e Ostigard. Solo al fischio finale ha permesso a se stesso una sorta di liberazione interiore. Dopo la partita ha rapidamente scambiato uno sguardo con Gasperini, come se dovesse chiedere scusa, per poi compiere il giro di campo con saluti sommessi ai suoi giocatori, ai colleghi avversari come El Shaarawy e Cristante, e persino al portiere Gollini. Ma di veri sorrisi, nemmeno traccia.
Al microfono di Sky Sport, De Rossi ha mantenuto la medesima sobrietà mostrata in campo. "La vittoria è stata positiva, come speravo potesse concludersi", ha dichiarato il tecnico ligure, sottolineando subito dopo che "questo discorso va oltre la mia storia personale, aspetto superfluo sottolineare. Ora sono un allenatore e penso solo a vincere, quindi sono contento". Ha elogiato i suoi ragazzi, affermando di non poter chiedere loro meno impegno indipendentemente dall'avversario, che sia la Roma o qualsiasi altra squadra. Infine, ha affrontato di petto il tema emotivo: "Non voglio minimizzare ciò che la Roma rappresenta per me. Non mi dispiace che loro siano rimasti delusi, ma non intendo giustificarmi perché sarei falso, fingendo di sentirmi male per una vittoria che mi rende felice. Questa è la realtà che dovrò gestire finché allenerò".