Leo Grosso, presidente del Fondo di fine carriera del calcio, torna a difendere la solidità dell'istituzione previdenziale dopo le critiche sollevate nelle scorse settimane da uno studio legale in rappresentanza di alcuni clienti. Durante il suo intervento, Grosso ha sottolineato come i dubbi sulla gestione del fondo siano infondati e ha fornito un quadro dettagliato della situazione patrimoniale e finanziaria dell'ente.
Il Fondo, disciplinato dal decreto 36 e dallo Statuto interno, raccoglie i contributi versati da calciatori, allenatori professionistici e, a partire dal 2021, dai preparatori atletici (con esclusione della Serie A). Dal 2022 anche il calcio femminile professionistico è entrato nel sistema. Secondo gli accordi sindacali vigenti, il versamento ammonta al 7,5% dello stipendio mensile dell'iscritto: il 6,25% è a carico delle società calcistiche e l'1,25% a carico del tesserato, con un importo massimale fissato annualmente dall'Inps.
Grosso ha chiarito che non esiste una rivalutazione automatica delle posizioni contributive, ma che gli incrementi derivano dagli avanzi di gestione distribuiti secondo le delibere statutarie. Il Fondo, ha spiegato, ha sempre mantenuto una linea di trasparenza totale: ogni iscritto può verificare dai propri estratti conto che gli avanzi vengono regolarmente accreditati. Oltre alla redistribuzione, l'ente ha finanziato iniziative formative, come il corso di 'Segretario Amministrativo' realizzato in undici edizioni, che ha offerto borse di studio a ex calciatori e calciatrici per tirocini presso club e leghe, con molti che hanno poi trovato occupazione stabile. Inoltre, è stata messa a disposizione una piattaforma gratuita per lo studio della lingua inglese accessibile a tutti gli iscritti.
Riguardo alle preoccupazioni sulla sostenibilità futura, il presidente ha ribadito che l'ente possiede una solidità economico-finanziaria robusta e in grado di fronteggiare qualsiasi esigenza di liquidazione immediata. Il valore complessivo degli investimenti, delle disponibilità bancarie e della partecipazione in Sport Invest 2000 SpA (società che gestisce il patrimonio immobiliare del Fondo dal 1993) supera effettivamente l'ammontare dei debiti verso gli iscritti per contributi e avanzi dovuti. In altre parole, qualora domani tutti gli iscritti chiedessero contemporaneamente il rimborso delle loro posizioni, il Fondo disporrebbe di liquidità sufficiente per soddisfare integralmente le richieste con addirittura una quota residua.
Sport Invest 2000 SpA rappresenta un elemento strategico del patrimonio del Fondo: costituita negli anni Novanta per acquisire la sede dell'ente e delle società federate, essa persegue una logica di diversificazione degli investimenti attraverso l'acquisizione di immobili che nel tempo hanno generato valore aggiunto al bilancio complessivo della previdenza calcistica.