Una carriera che cambia in ventiquattro ore. Edoardo Motta, giovane portiere della Lazio, passerà da una posizione di giovane promessa a titolare indiscusso fino al termine della stagione. L'occasione arriva dall'infortunio di Ivan Provedel, che ha costretto la società gialloazzurra a accelerare i tempi per il ragazzo acquistato proprio negli ultimi giorni di gennaio dal club emiliano della Reggiana. Oggi il battesimo nel massimo campionato italiano, in un match interno contro il Sassuolo allo stadio Olimpico.
A neanche ventuno anni, Motta rappresenta una scommessa calcolata da parte dello staff di Maurizio Sarri e della dirigenza biancoceleste. Nativo di Biella, il portiere ha intrapreso il suo percorso calcistico partendo dalle giovanili della Juventus, club che lo ha sempre affascinato da tifoso, per poi transitare tra Alessandria e Monza in prestito. Quest'ultimo club credette molto nelle sue qualità, tanto da farlo vincere il campionato Primavera 2. Prima di approdare nella capitale, Motta stava accumulando importanti minuti in Serie B con la maglia rosanera della Reggiana, dove ha attirato l'attenzione di Fabiani e compagni.
Caratterizzato da una struttura fisica imponente—supera il metro e novanta di altezza—e da un carattere freddo e determinato, il giovane estremo difensore ha già impressionato lo staff tecnico durante le sedute d'allenamento a Formello. La sua versatilità nel gioco con i piedi, elemento fondamentale nel progetto tattico sarriista, è stata sviluppata sin dal primo giorno di allenamento. Ha scelto il numero quaranta, respingendo consapevolmente il numero uno poiché si sente ancora in fase di crescita.
Durante la conferenza di presentazione, Motta non ha nascosto una certa disinvoltura legittima per la sua giovane età. I meriti dell'ascesa vanno condivisi con Alessandro Nesta, suo primo estimatore già alla Reggiana: «Senza di lui probabilmente non sarei qui», ha riconosciuto il portiere. Sul fronte degli obiettivi personali, il classe 2005 ha rivelato un sogno affascinante: incontrare Dino Zoff, leggenda assoluta del ruolo. L'apprendistato è durato solo un mese, il che rappresenta indubbiamente un rischio per Sarri e la Lazio, ma il management biancoceleste spera che le qualità emerse già dimostri una sufficiente maturità per gestire questa opportunità fino alla fine della stagione.