La saga di American McGee's Alice rappresenta uno dei capitoli più controversi della storia videoludica moderna: dopo il successo iniziale nel 2000 e il seguito nel 2011, Electronic Arts ha deciso di archiviare la proprietà intellettuale, chiudendo di fatto le porte a un terzo capitolo e deludendo una comunità di appassionati rimasta in sospeso per oltre un decennio. Ora, però, lo stesso McGee ha trovato una soluzione creativa per riaprire quella porta: attraverso un nuovo progetto battezzato Plushie Dreadfuls, il designer intende offrire ai fan quella continuazione narrativa che mai è arrivata ufficialmente.

Plushie Dreadfuls trae ispirazione da una linea di peluche ideata dallo stesso McGee, creature dedicate a rappresentare disturbi psichici, patologie croniche e neurodivergenza. In un'intervista concessa a GamesRadar, il creativo ha spiegato come il nuovo titolo sia stato costruito per collegarsi direttamente alla conclusione di Madness Returns: "Ho strutturato intenzionalmente l'inizio di Plushie Dreadfuls in modo che si agganci alla fine del capitolo precedente", ha dichiarato McGee, sottolineando come questo lo renda a tutti gli effetti un seguito spirituale della serie originale.

La manovra rappresenta un equilibrio delicato tra ambizione creativa e vincoli legali. McGee ha evidenziato come il collegamento sia sufficientemente evidente per i veterani della serie, ma non così esplicito da sollevare questioni legali con Electronic Arts: "Esiste una continuità che i fan riconosceranno, però non è costruita in modo da attrarre i legali di EA", ha spiegato con franchezza, illustrando le difficoltà che gli sviluppatori indipendenti affrontano quotidianamente quando operano negli spazi grigi della proprietà intellettuale altrui.

Il nuovo protagonista si chiama James, un giovane orfano cresciuto in una famiglia tossica e crudele. McGee ha tracciato paralleli diretti con Alice, affermando che entrambi i personaggi affondano le radici nelle esperienze personali dello stesso designer durante l'infanzia: "Alice incarnava situazioni che ho provato sulla mia pelle da bambino", ha confessato, trasformando il progetto da semplice operazione commerciale a un'impresa dal significato profondamente autobiografico. L'obiettivo dichiarato è fornire "un certo grado di conclusione" tanto a McGee quanto alla comunità che aspetta da anni una vera chiusura narrativa.

Per comprendere il peso di questa notizia, occorre ricordare che la serie è nata nel 2000 con American McGee's Alice, un reinterpretazione dark di Lewis Carroll che vedeva l'eroina sopravvivere a un incendio che devastava la sua famiglia, finendo in un ospedale psichiatrico mentre il Paese delle Meraviglie si trasformava in un luogo distorto e angosciante. Alice: Madness Returns del 2011 aveva approfondito i traumi della protagonista, ma si fermò lì, lasciando milioni di giocatori con domande senza risposta e una frustrazione che dura ormai da tredici anni.