La domanda affascina gli scienziati da decenni: la vita potrebbe viaggiare da un pianeta all'altro aggrappandosi a frammenti rocciosi sparati nello spazio? Un nuovo esperimento condotto presso la Johns Hopkins University fornisce risultati incoraggianti, suggerendo che almeno alcuni microrganismi possiedono le caratteristiche biologiche necessarie per compiere questo straordinario percorso interplanetario.

Al centro della ricerca si trova il Deinococcus radiodurans, un batterio scoperto nelle aride zone desertiche del Cile e rinomato per la sua capacità praticamente unica di resistere a condizioni letali per qualsiasi altra forma di vita sulla Terra. Questo microrganismo sopporta radiazioni estremamente intense, disidratazione prolungata e ambienti ostili che decimerebbero qualunque altro organismo vivente. Proprio queste straordinarie proprietà lo rendevano il candidato ideale per testare un'ipotesi scientifica nota come litopanspermia: la teoria secondo cui microbi potrebbero muoversi attraverso lo spazio viaggiando all'interno di rocce cosmiche.

L'esperimento ha ricreato in laboratorio le condizioni brutali che si verificano nel momento cruciale in cui un asteroide impatta la superficie planetaria. Durante questi urti, vengono generate pressioni enormi e onde d'urto devastanti capaci di proiettare frammenti rocciosi verso lo spazio a velocità eccezionali. Gli studiosi sapevano già che il trasferimento di materiale tra pianeti è reale: meteoriti provenienti da Marte sono stati effettivamente rinvenuti sulla Terra. La vera incognita rimaneva se organismi microscopici riuscissero a sopravvivere al momento dell'espulsione, caratterizzato da pressioni superiori ai 5 gigapascal, decine di migliaia di volte più intense della pressione atmosferica terrestre e della durata di pochi microsecondi.

Per simulare questo scenario, i ricercatori hanno posizionato colture batteriche tra due membrane all'interno di una struttura metallica, poi colpita da un proiettile sparato da un dispositivo sperimentale analogo a un cannone. I risultati preliminari suggeriscono che il Deinococcus radiodurans possiede effettivamente le capacità di resistenza necessarie per sopravvivere a tale trauma. Una volta raggiunto lo spazio, inoltre, diverse classi di microrganismi hanno già dimostrato di tollerare il freddo estremo, le radiazioni cosmiche e il vuoto assoluto.

La scoperta riaccende un antico dibattito scientifico sulle origini della vita e apre scenari affascinanti. Se confermata, suggerirebbe che la biologia potrebbe spostarsi naturalmente tra i mondi del nostro sistema solare e potenzialmente oltre. Sebbene mancano ancora prove concrete della panspermia naturale, questo lavoro fornisce il primo supporto sperimentale concreto a un'ipotesi finora puramente teorica, trasformandola in una possibilità biologicamente plausibile da prendere seriamente in considerazione.