Plestia Alaqad è il volto della resistenza mediatica palestinese. Giovanissima reporter con il giubbotto della stampa e l'elmetto protettivo, continua a documentare la guerra dalla Striscia di Gaza nonostante i pericoli quotidiani. Rappresenta una generazione di giornalisti locali costretti a colmare il vuoto informativo lasciato dal blocco imposto da Israele ai corrispondenti internazionali sin da ottobre 2023. Mentre i media globali rimangono esclusi, sono stati i palestinesi stessi a diventare i testimoni ufficiali della loro tragedia.
In assenza di accesso per i giornalisti stranieri, le piattaforme social si sono trasformate in canali d'informazione cruciali. "Grazie ai citizen journalist come noi, il mondo sa cosa accade qui", spiega Alaqad, riconoscendo il ruolo fondamentale dei social network nel sensibilizzare l'opinione pubblica globale. Quasi due anni dopo l'inizio delle ostilità, i numeri sono devastanti: secondo le autorità palestinesi, oltre 72mila persone hanno perso la vita. Una commissione indipendente dell'Onu ha concluso che Israele ha commesso un genocidio, una conclusione che il governo israeliano ha categoricamente smentito.
Ma la battaglia per la verità non riguarda solo Gaza. A gennaio di quest'anno, l'Iran ha vissuto un episodio ancora più estremo di controllo informativo. Un blackout quasi totale ha isolato 90 milioni di persone dal resto del pianeta nel mezzo di massicce proteste di piazza. Internet, telefonia fissa e mobile, reti dati: tutto spento contemporaneamente. "Persino gli strumenti sofisticati che i giornalisti iraniani usavano per aggirare le censure hanno smesso di funzionare", spiega Jonathan Dagher, responsabile del desk mediorientale di Reporter senza frontiere. Le autorità iraniane hanno giustificato il provvedimento come risposta a "operazioni terroristiche coordinate dall'estero".
Per Alaqad la questione supera i confini geografici e le dinamiche locali. "Ciò che accade in Iran, Congo, Sudan non può essere tollerato. Nessuno dovrebbe rassegnarsi a un mondo dove la violenza rimane invisibile", afferma la giornalista palestinese. Spegnere internet significa spegnere i testimoni. Quando i governi controllano completamente i flussi informativi, la realtà scompare dai radar globali e gli abusi rimangono impuniti. La documentazione della verità, per giornalisti come Alaqad, non è più un mestiere: è diventata una forma di resistenza.