Il tifo organizzato della Lazio ha comunicato una decisione che segna un cambio di strategia nella protesta contro la proprietà del club. Dopo settimane di assenza dall'Olimpico nelle gare di campionato contro Genoa, Atalanta e Sassuolo, oltre alla semifinale di Coppa Italia con gli orobici, i gruppi biancocelesti torneranno in massa domenica 15 marzo per il big match contro il Milan. Si tratta però di un rientro con carattere: i tifosi lo hanno definito un «ultimo atto d'amore» verso la maglia e verso la squadra, prima di intraprendere un'astensione ancora più decisa.

Nel comunicato ufficiale, le curve laziali hanno rivolto messaggi chiari verso la dirigenza, puntando direttamente il dito contro il presidente Claudio Lotito. «Solo chi non possiede sensibilità umana può ignorare la storia e l'identità di questa piazza», hanno scritto i portavoce del tifo organizzato, tracciando una linea netta di rottura con le scelte gestionali attuali. Tuttavia, prima di completare il distacco dagli spalti, i tifosi desiderano regalarsi un momento di gloria: un'ultima grande coreografia, il calore dello stadio pieno e il sostegno visibile alla squadra e al tecnico.

La domenica successiva alla sfida contro il Milan avrà inizio il boicottaggio vero e proprio. I gruppi organizzati hanno annunciato che non torneranno allo stadio per nessuna delle rimanenti partite casalinghe della stagione. Una scelta sofferta, come rimarcato nei comunicati, poiché gli spalti dell'Olimpico rappresentano per questi tifosi una sorta di casa spirituale. Tuttavia, gli organizzatori la considerano l'unica arma disponibile per comunicare il proprio dissenso verso una gestione che, nel loro giudizio, non merita complicità.

L'invito lanciato è dunque rivolto a tutta la base laziale: riempire ogni settore dello stadio per la partita contro il Milan, creare un'atmosfera indimenticabile e far sentire il peso della loro protesta contestualmente al sostegno per i colori biancocelesti. Sarà un gesto di chiusura di un capitolo turbolento, prima dell'apertura di una fase ancora più critica nei rapporti tra ultras e dirigenza.