Il mercato dei notebook si prepara a una stagione complessa. Secondo le previsioni degli analisti di TrendForce, il 2026 porterà con sé pressioni significative sui listini dei portatili, con aumenti che potrebbero raggiungere il 40% rispetto ai prezzi odierni. Un notebook attualmente proposto a 900 euro potrebbe infatti arrivare a costare quasi 1.250 euro nei prossimi mesi. La causa principale? Una tempesta perfetta tra l'impennata dei costi delle memorie, sia RAM che storage, combinata con i rialzi dei prezzi dei processori.
Il nodo cruciale riguarda innanzitutto le memorie. Da settembre 2025, il mercato dei chip di memoria sta attraversando una fase critica, con una disponibilità limitata e prezzi in costante crescita. Chi riesce a garantirsi le forniture non ha alcuna certezza sul prezzo finale, ma solo sulla quantità che riceverà. In circostanze ordinarie, RAM e memoria flash rappresentano circa il 15% del costo totale di produzione di un notebook. Tuttavia, secondo TrendForce, questa percentuale sta per raddoppiare, toccando il 30% già nel primo trimestre del 2026. Se i soli costi di memoria raddoppiano, i produttori dovranno trasferire questo aumento al consumatore finale per mantenere i loro margini, generando autonomamente un rincaro superiore al 30%.
A questo scenario si aggiunge la questione dei processori. Intel ha già implementato aumenti superiori al 15% su vari modelli entry-level e su versioni precedenti dei suoi chip, con altri rincari previsti per le piattaforme mainstream e di fascia media, come le linee Core Ultra, a partire dal secondo trimestre 2026. I processori costituiscono già oggi una delle voci di spesa principali nella composizione di un portatile. Con questo nuovo contesto, il loro peso nel costo totale potrebbe passare dall'attuale 45% a circa il 58%. Aggiungendo a questi fattori i margini dovuti a rivenditori e distributori, oltre al peso dell'IVA, il prezzo finale per l'utente finale si avvierà verso incrementi sostanziali.
Una considerazione importante riguarda come si forma il prezzo al dettaglio. Se la sola produzione di un notebook costa 400 euro, il prezzo finale include i margini del costruttore, gli investimenti in ricerca e sviluppo, il margine dei distributori (intorno al 5%) e quello dei rivenditori (tra il 15% e il 20%), oltre naturalmente all'IVA. Anche se i produttori decidessero di rinunciare a parte dei loro profitti, elementi come l'imposta non possono essere eliminati. Una riduzione dell'IVA sui portatili potrebbe teoricamente contenere i danni, ma appare poco probabile dal punto di vista normativo.
Il contraccolpo immediato per i consumatori sarà la scomparsa delle numerose promozioni che attualmente caratterizzano il mercato. Con i margini sotto pressione, i produttori non avranno spazio per sostenere le aggressive strategie di sconto che hanno finora reso molti modelli particolarmente appetibili dal punto di vista economico. Per chi sta considerando l'acquisto di un nuovo laptop, gli analisti suggeriscono di anticipare la decisione: nei prossimi mesi le occasioni potrebbero diventare sempre più rare e i prezzi crescere progressivamente.