L'instabilità geopolitica in Medio Oriente si ripercuote direttamente sui portafogli degli automobilisti italiani. A partire dalla rilevazione settimanale resa pubblica martedì dal Ministero dell'Ambiente, emerge un quadro di rialzi generalizzati nei prezzi dei carburanti sulla rete nazionale, con il gasolio che registra i dati più preoccupanti.
Secondo i dati raccolti tra il 2 e l'8 marzo, la benzina verde ha toccato quota 1,745 euro al litro, segnando un incremento di 7,5 centesimi rispetto alla settimana precedente. Si tratta di un aumento percentuale del 4,5%, direttamente collegato all'impennata delle quotazioni petrolifere internazionali. Ancora più consistente la situazione del gasolio, che ha raggiunto 1,869 euro per litro con un balzo di 14,8 centesimi, equivalente a un rialzo dell'8,6%. Questo rappresenta il primo momento in cui gli effetti della crisi mediorientale si manifestano concretamente sulle colonnine del Paese.
Non solo auto: gli aumenti hanno interessato anche altri combustibili. Il GPL ha subito un incremento più contenuto, pari a circa 1,3 centesimi al litro (quasi il 2%), mentre il metano destinato ai camion ha registrato un rialzo di 3 centesimi. I carburanti per usi industriali hanno visto salire i prezzi di circa il 10%, ma la crescita più marcata riguarda il gasolio per riscaldamento, che ha toccato un aumento del 17%.
È importante sottolineare che i dati diffusi dal ministero rappresentano una media su scala nazionale e quindi nascondono forti disparità territoriali. Chi rifornisce lungo le autostrade, ad esempio, continua a pagare tariffe mediamente più elevate rispetto agli impianti della rete ordinaria, mentre in altre regioni i prezzi mantengono margini più contenuti. Questa variabilità geografica rende ancora più complesso per i consumatori tracciare il reale impatto economico della crisi internazionale sulle proprie spese di mobilità.