La caccia ai colpevoli continua senza tregua nel calcio italiano. Mauro Tonolini, rappresentante dell'Associazione Italiana Arbitri nel format Open Var, ha fornito ieri chiarimenti su due situazioni spinose che hanno diviso pubblico e addetti ai lavori. Nel match Genoa-Roma, il tocco di braccio di Malinovskyi avrebbe dovuto essere sanzionato con un calcio di rigore a favore della Roma, secondo l'analisi postuma dell'Aia. Una decisione che penalizza Gian Piero Gasperini e la sua Atalanta, chiamata in causa per il precedente della partita. Nel derby della Mole, invece, il fallo contestato ai danni di Ricci non avrebbe dovuto portare al fischio di Doveri: niente di irregolare in quel caso.
Queste precisazioni tardive, però, generano più problemi di quanti ne risolvano. Le cosiddette verità postume nel calcio funzionano come benzina gettata sul fuoco: moltiplicano i precedenti controversi, offrono munizioni ai tifosi per ulteriori proteste e soprattutto creano un pericoloso senso di arbitrarietà. Se oggi riconosciamo un errore e domani ne giustifichiamo uno diverso, quale criterio stiamo effettivamente applicando?
La richiesta ricorrente di uniformità nella direzione di gara rimane il grande sogno infranto del calcio moderno. Ma l'uniformità assoluta non esiste nemmeno nella società civile: cento cittadini chiamati a giudicare uno stesso evento produrranno cento valutazioni differenti. Lo stesso accade agli arbitri, che come ogni essere umano portano in campo la propria formazione, sensibilità e interpretazione soggettiva dei fatti. Persino due magistrati, con lo stesso codice tra le mani, possono emanare sentenze opposte sullo stesso caso.
Per questo motivo è stata introdotta la tecnologia del Var, strumento teoricamente capace di ridurre le decisioni discrezionali. Purtroppo il protocollo si è rivelato vulnerabile a sviste, omissioni e valutazioni contestabili. Ciò che dovrebbe essere preteso dagli arbitri è fondamentale ma semplice: possedere competenza tecnica e agire sempre secondo buonafede. Chi manca di sensibilità tattica o accumula una serie di errori palesi non ha le carte in regola per continuare a esercitare il mestiere.
Indro Montanelli sosteneva che gli errori si dividono in due categorie: quelli che puzzano di fogna e quelli che odorano di bucato. Nel calcio percepito dai tifosi, purtroppo, tutti gli sbagli emanano lo stesso odore di marcio. E finché le spiegazioni arriveranno sempre a posteriori, quando le ferite sono già aperte, il danno reputazionale resterà fatto.