Il 11 marzo del 1971 George Lucas portava nelle sale THX 1138, il suo primo lungometraggio destinato a rimanere in ombra rispetto ai colossi che avrebbe creato successivamente. Eppure questo film, spesso trascurato dalla critica e dal pubblico, rappresenta uno dei momenti più significativi della fantascienza americana e meriterebbe di essere riscoperto, soprattutto oggi, a distanza di 55 anni dalla sua uscita.

La pellicola muove dalle ceneri di un cortometraggio realizzato da Lucas durante gli studi alla UCLA, Electronic Labyrinth: THX 1138 4EB, che il giovane regista ha sviluppato fino a trasformarlo in un lungometraggio ambizioso e provocatorio. Il progetto ha beneficiato del supporto di Francis Ford Coppola, che ha deciso di produrlo attraverso la sua casa di produzione American Zoetrope. Lucas ha affinato la sceneggiatura insieme a Walter Murch, il quale ha anche curato il montaggio finale. Le riprese si sono svolte in un clima di grande impegno creativo, con location affascinanti come le stazioni della metropolitana di San Francisco, laboratori futuristici e spazi architettonici che contribuiscono a costruire un mondo distopico credibile e inquietante.

La storia si svolge in un futuro prossimo dove l'umanità è confinata sottoterra e divisa secondo rigide gerarchie di classe. Il protagonista, THX 1138, interpretato da Robert Duvall, è uno dei tanti individui sottomessi a un sistema di controllo totalitario basato su droghe, intrattenimento sessuale e manipolazione psicologica. L'obiettivo del regime è annullare ogni sentimento, ogni passione, ogni istinto, trasformando gli uomini in macchine efficienti e docili. I personaggi appaiono calvi, vestiti di bianco, smarriti e ingenui come bambini di fronte a una realtà che non comprendono pienamente. Le scenografie minimaliste di Michael D. Haller e la fotografia asettica contribuiscono a creare un'atmosfera opprimente e disumana.

Ciò che rende THX 1138 particolarmente affascinante è la sua capacità di funzionare come una critica spietata all'America degli anni Settanta, un paese lacerato da contraddizioni, privo di orientamento e dove la generazione di Lucas faticava a trovare valori in cui riconoscersi. Non si tratta di un film didascalico, ma di un'opera vitale e pura che sperimenta continuamente sul piano linguistico e narrativo. Ogni elemento visivo concorre a raccontare una storia più grande: quella dell'individuo schiacciato dalla macchina burocratica.

Con il passare dei decenni, la pellicola non ha perso di attualità. Anzi, molti dei temi che Lucas affrontava mezzo secolo fa – il controllo dei nostri comportamenti attraverso il consumo, la manipolazione delle masse mediante lo spettacolo, l'appiattimento dell'identità individuale – risultano oggi straordinariamente rilevanti. THX 1138 rimane un gioiello incompreso, un capolavoro che anticipa le ossessioni artistiche che avrebbero caratterizzato l'intera carriera del regista, ben prima che la galassia di Star Wars conquistasse il mondo.