Una scoperta che potrebbe rappresentare un importante passo avanti nella lotta contro una delle forme di cancro al seno più difficili da combattere. Ricercatori dell'Oregon Health & Science University (OHSU) hanno identificato una molecola candidata a diventare arma terapeutica contro il tumore al seno triplo-negativo, una variante particolarmente aggressiva e finora resistente ai principali approcci farmacologici disponibili. La ricerca, presentata sulla rivista specializzata Cell Reports Medicine, apre scenari nuovi in un ambito dove le opzioni di cura rimangono ancora limitate.
Questo tipo di cancro al seno rappresenta circa il 15% di tutti i carcinomi mammari diagnosticati e si distingue per l'assenza di tre recettori fondamentali: quelli per gli estrogeni, il progesterone e la proteina HER2. L'inesistenza di questi bersagli biologici rende inefficaci sia le terapie ormonali che le terapie mirate sviluppate negli ultimi decenni, costringendo i medici a ricorrere alla sola chemioterapia tradizionale. La prognosi per i pazienti affetti rimane spesso sfavorevole, con tassi di sopravvivenza inferiori rispetto ad altre varianti di cancro al seno.
La molecola in questione, denominata SU212, è stata sviluppata nel laboratorio del professor Sanjay V. Malhotra, co-direttore del Center for Experimental Therapeutics presso l'OHSU Knight Cancer Institute e titolare della cattedra Sheila Edwards-Lienhart in Cancer Research. L'innovazione consiste nel fatto che SU212 prende di mira l'enzima enolasi 1 (ENO1), una proteina che nelle cellule tumorali viene prodotta in quantità anormale. Questo enzima svolge un ruolo chiave nel metabolismo del glucosio, il processo attraverso cui le cellule ricavano energia. Nelle neoplasie, questo meccanismo viene sfruttato intensivamente per alimentare la proliferazione incontrollata delle cellule malate, un fenomeno biologico noto come effetto Warburg.
Il funzionamento di SU212 è piuttosto elegante dal punto di vista molecolare: la sostanza si lega direttamente all'enzima ENO1 e ne provoca la degradazione, interrompendo così il percorso metabolico dal quale le cellule tumorali dipendono per sopravvivere e diffondersi. Gli esperimenti condotti su modelli animali umanizzati del cancro al seno triplo-negativo hanno evidenziato risultati incoraggianti: il trattamento con SU212 ha ridotto significativamente la crescita tumorale e limitato la formazione di metastasi negli animali sottoposti alla terapia.
"Il cancro al seno triplo-negativo rimane una forma molto aggressiva di tumore, e al momento non disponiamo di farmaci veramente efficaci", ha spiegato Malhotra, evidenziando l'urgenza di sviluppare nuove strategie terapeutiche. Sebbene i dati attuali provengano ancora da studi preclinici e richiedano conferma attraverso ulteriori ricerche, la comunità scientifica ritiene che le evidenze raccolte siano sufficientemente solide da giustificare l'avanzamento verso le fasi successive di sperimentazione. Il percorso verso un possibile impiego clinico rimane ancora lungo, ma questo risultato rappresenta un'importante finestra di speranza per migliaia di pazienti colpiti da questa malattia.