Un'amicizia nata nel fuoco della guerra e consolidata nel sangue dei dissidenti: questo è il fondamento della relazione tra Hossein Taeb e Mojtaba Khamenei, il figlio dell'ex guida suprema che ha recentemente assunto il controllo assoluto dell'Iran. Nonostante il licenziamento nel 2022 dopo 13 anni alla guida dei servizi segreti delle Guardie della Rivoluzione (Irgc), Taeb continua a rappresentare una figura centrale nell'esercizio del potere autoritario iraniano, facendo parte del ristretto cerchio degli uomini di fiducia del nuovo leader.
Nato a Teheran nel 1963, Taeb ha costruito la sua carriera nel cuore dell'apparato repressivo del regime fin dai primi anni della rivoluzione del 1979. Durante gli anni Ottanta è stato protagonista dell'arresto, della tortura e dell'eliminazione di numerosi oppositori politici, in particolare tra i membri dell'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano. La sua ascesa è proseguita quando è stato nominato capo dell'intelligence della prima brigata dell'Irgc, nota con il nome di "Thar-Allah", consolidando così il controllo sulla macchina repressiva del regime.
Il punto di svolta nella relazione tra Taeb e Khamenei jr risale al periodo della guerra Iran-Iraq, quando entrambi servivano come comandanti nel "Battaglione Habib". In quel contesto, hanno stretto un legame di cameratismo e complicità destinato a durare nel tempo e a influenzare le successive dinamiche di potere all'interno della Repubblica Islamica. Nel medesimo battaglione operavano altre figure cruciali dell'establishment militare iraniano, inclusi Mehdi Taeb e Hassan Mohagheg, che formarono un nucleo coeso di leader fedeli a Mojtaba Khamenei.
Nel 1988, quando l'ayatollah Khomeini fu costretto ad accettare il cessate il fuoco che pose fine al conflitto con l'Iraq, il costo umano era già incalcolabile: circa 30.000 prigionieri politici erano stati eliminati. Taeb ebbe un ruolo diretto in questo massacro. Durante gli anni seguenti, è stato promosso a posizioni di sempre maggior prestigio: vice coordinatore dell'ufficio della Guida Suprema e successivamente presidente dell'Università Imam Hussain controllata dall'Irgc. Proprio in questa fase, Taeb e Mojtaba Khamenei avrebbero avviato la costruzione di un vero e proprio servizio di intelligence parallelo, sottratto al controllo delle istituzioni formali del regime.
La sua permanenza ai vertici del potere nonostante il licenziamento ufficiale del 2022 rappresenta un elemento significativo della struttura autoritaria iraniana. Anche se formalmente rimosso dopo operazioni della resistenza iraniana che causarono la morte di diversi comandanti dell'Irgc, Taeb ha mantenuto una posizione di influenza grazie al legame personale con la nuova guida suprema. Questo scenario evidenzia come nell'Iran contemporaneo le relazioni personali e i debiti di fedeltà contratti decenni fa continuino a prevalere sulle strutture istituzionali ufficiali, con implicazioni significative per la continuità della repressione politica e del controllo dei servizi segreti.