Il Comitato 'Giusto dire No' al referendum sulla riforma della giustizia torna a far discutere con un aggiornamento del proprio manifesto, stavolta basandosi su affermazioni provenienti direttamente dalle istituzioni. Al centro della vicenda figurano le recenti dichiarazioni di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia, che in un'intervista televisiva ha utilizzato un'espressione particolarmente diretta riguardo agli effetti della riforma.

Secondo il resoconto del movimento No al referendum, Bartolozzi avrebbe affermato: "Votiamo sì e ci togliamo di mezzo la magistratura". Un'affermazione che, a giudizio del Comitato, rappresenta un elemento decisivo nel dibattito pubblico. Gli attivisti sottolineano come, nelle settimane precedenti, fossero stati accusati di allarmismo e di rappresentare in modo distorto gli obiettivi della riforma, con critici che negavano categoricamente il rischio di una sottomissione della magistratura al potere esecutivo.

Il Comitato 'Giusto dire No' interpreta le parole della dirigente ministeriale come una conferma ulteriore delle proprie tesi, anzi come una sorta di ammissione involontaria che le loro preoccupazioni erano persino troppo moderate. "Eravamo stati prudenti nei nostri avvertimenti", sostengono gli attivisti, suggerendo che la realtà degli intenti dietro la riforma sarebbe ancora più problematica di quanto inizialmente evidenziato dal movimento.

In risposta a questa situazione, il Comitato ha provveduto a rivedere e aggiornare il proprio manifesto, incorporando direttamente le parole di Bartolozzi come evidenza concreta. I responsabili della campagna referendaria hanno sottolineato come il documento rappresenti ora una descrizione ancora più fedele della realtà fattuale, utilizzando le dichiarazioni ufficiali per rafforzare la propria posizione nel dibattito pubblico che precede il voto.

La vicenda evidenzia il clima di polarizzazione che caratterizza la discussione sulla riforma della magistratura. Parallelamente, emerge anche come i movimenti referendari operino attraverso i social media per amplificare le loro argomentazioni, trasformando dichiarazioni istituzionali in strumenti di comunicazione diretta verso i cittadini. Il Comitato ha inoltre ricordato come, in precedenza, alcuni soggetti avessero presentato denunce nei confronti del movimento, accusandolo di diffondere notizie false atte a turbare l'ordine pubblico.