Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha illustrato le motivazioni a favore del referendum sulla Giustizia in un evento pubblico organizzato a Roma dalle parlamentari Ylenia Lucaselli ed Esther Mieli. Nel corso di un dialogo con Claudio Velardi, direttore del Riformista, Mantovano ha ribadito l'importanza di concentrarsi sul merito della riforma costituzionale piuttosto che sulle polemiche che circondano il voto, fissato per il 24 del mese in corso. L'appuntamento, tenutosi presso un centro studi americano, è stato dedicato al tema "Le ragioni del Sì, riforme istituzioni e futuro dell'Italia".
Secondo Mantovano, il referendum rappresenta un'opportunità per restituire indipendenza alla magistratura italiana attraverso l'introduzione delle carriere separate, un modello già adottato da numerose democrazie europee come Francia, Germania e Inghilterra. Il sottosegretario ha respinto con decisione l'interpretazione secondo cui il voto costituirebbe uno strumento politico del governo Meloni. Lucaselli ha definito la consultazione come un momento in cui gli italiani dimostreranno il loro rispetto per l'istituzione giudiziaria, mentre Mieli ha enfatizzato come la riforma miri a modernizzare l'ordinamento italiano allineandolo agli standard internazionali.
Nel merito della discussione, Mantovano ha sottolineato che la separazione delle carriere non rappresenta una soluzione miracolosa, bensì il completamento di un processo riformatore iniziato nel 1989 con l'introduzione del nuovo codice di procedura penale e proseguito con la riforma Cartabia. Ha affermato che la riforma porterà miglioramenti significativi in termini di efficienza del sistema giudiziario, anche se i suoi effetti non saranno rivoluzionari.
Rispondendo alle preoccupazioni riguardanti il meccanismo del sorteggio dei magistrati, il sottosegretario ha fornito rassicurazioni sulla salvaguardia dell'indipendenza della magistratura. Su questo punto si è concentrato un ampio segmento del confronto con Velardi, che ha posto interrogativi sulla compatibilità tra la selezione attraverso il sorteggio e l'autonomia del potere giudiziario.
Mantovano ha infine contestualizzato il dibattito rispetto alla situazione internazionale, argomentando che le vere minacce globali rimangono l'arricchimento dell'uranio, i missili balistici, le persecuzioni di massa e i rischi di approvvigionamento energetico. Con un tono ironico, ha dichiarato che il mondo non subisce alcuna minaccia dalla separazione delle carriere magistratiche e che, indipendentemente dall'esito del voto, la vita proseguirà normalmente.