Torino si candida a far entrare nella lista dei Patrimoni dell'Umanità dell'Unesco un chilometro quadrato unico al mondo: quello dove, tra il XIX e gli inizi del XX secolo, operarono i cosiddetti santi sociali. È partito ufficialmente l'iter che porterà il capoluogo piemontese a chiedere il riconoscimento internazionale per questa area straordinaria, simbolo di una tradizione caritative che ancora oggi rimane viva e attiva.

L'iniziativa, lanciata a gennaio dall'arcivescovo di Torino Roberto Repole, ha ottenuto il via libera unanime dalle istituzioni locali. Il presidente della Regione Alberto Cirio, il sindaco Stefano Lo Russo e la Diocesi (rappresentata dalla responsabile della Caritas Elide Tisi) hanno completato nei giorni scorsi le consultazioni ufficiali e confermato il loro pieno sostegno al progetto. "È il quartiere dove agirono i grandi Santi dell'Ottocento", ha sottolineato Repole durante l'annuncio dell'adesione delle istituzioni.

Tra i protagonisti di questa straordinaria stagione filantropica figurano nomi che ancora oggi rimangono leggendari a Livello nazionale: Giovanni Bosco e i suoi Salesiani, che trasformarono l'educazione giovanile; Giuseppe Cottolengo con la celebre Piccola Casa dedita alla cura dei malati; Leonardo Murialdo e i Giuseppini; Giuseppe Allamano fondatore dei Missionari della Consolata; la coppia di nobili Giulia e Tancredi di Barolo impegnati nei carceri; e Giuseppe Cafasso. Accanto a loro operavano il beato Faà di Bruno e i fratelli Boccardo, creando un ecosistema di solidarietà senza precedenti.

"In pochi decenni trasformarono la risposta alle sofferenze sociali con opere straordinarie", ha ricordato il cardinale Repole, illustrando come quell'esperienza abbia generato movimenti caritativi che oggi si estendono su tutti i continenti. Nel piccolo quartiere alle spalle di Porta Palazzo, l'ispirazione alla carità mise radici così profonde che continua a generare iniziative innovative, come l'apertura recente del Museo Frassati dedicato alla memoria di questi testimoni del Vangelo.

Da qui in avanti, la Diocesi avrà il compito di coinvolgere attivamente gli istituti religiosi che discendono direttamente dai santi fondatori, oltre a enti territoriali come le fondazioni bancarie. È stato costituito un primo gruppo tecnico che guiderà il processo di candidatura. "Crediamo che l'Unesco possa riconoscere il valore universale eccezionale di questa esperienza storica e spirituale", ha concluso Repole, indicando nella candidatura un'opportunità per valorizzare globalmente il messaggio di quei santi che continua a ispirare Torino e il mondo intero.