Continua a infiammarsi lo scontro tra il governo e la magistratura napoletana. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha preso le difese di Giusi Bartolozzi, la capo di gabinetto del suo dicastero, sottolineando come sia una professionista di grande esperienza e dedizione, e respingendo l'idea che debba dimettersi per l'episodio della fuga di notizie. Nordio ha ricordato che lo stesso errore è stato già pubblicamente riconosciuto e che la Bartolozzi ha espresso il suo rammarico, considerando la vicenda ormai conclusa. Il ministro ha evidenziato come le dimissioni si chiedono per questioni ben più gravi di una notizia trapelata.

Ben diversa è la situazione del procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri, che si trova al centro di una tempesta mediatica e politica. Secondo quanto riportato dal direttore del Foglio Claudio Cerasa, il magistrato avrebbe rivolto frasi pesanti nei confronti della testata durante una conversazione, alludendo a futuri "conti da fare" dopo il referendum, utilizzando un linguaggio che evocava azioni di tipo vendicativo, seppur in forma allegoria attraverso il riferimento alla pesca con rete a strascico.

Gratteri ha cercato di contenere il danno affermando di aver ironizzato e scusandosi se l'espressione utilizzata non è stata felice. Tuttavia, il magistrato ha contestato duramente le accuse, sostenendo di essere oggetto costante di minacce legali e procedimenti disciplinari, e chiedendosi se possa ricorrere a risarcimenti come qualsiasi altro cittadino. Ha inoltre lanciato un'accusa implicita di strumentalizzazione politica ai suoi critici.

La reazione del centrodestra è stata immediata e veemente. Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Affari Esteri, ha condannato con fermezza le parole attribuite a Gratteri, sottolineando come siano particolarmente gravi proprio perché pronunciate da chi dispone di strumenti repressivi e di potere. Tajani ha espresso preoccupazione per il tono intimidatorio, ritenendo che simili dichiarazioni da parte di una magistrato possano costituire un segnale preoccupante per lo stato di diritto e la libertà di stampa.

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di tensioni tra l'esecutivo e settori della magistratura, con il governo che continua a denunciare quella che ritiene un'indebita ingerenza del potere giudiziario nelle questioni politiche, mentre dalla parte opposta si denuncia il tentativo di indebolire l'indipendenza della giustizia.