Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha voluto mettere una pietra tombale sulla vicenda che ha coinvolto Alessandra Bartolozzi, sua capo di gabinetto. Intervenendo presso il cinema Adriano di Roma in occasione di un evento organizzato dal comitato referendario, e successivamente rilasciando dichiarazioni televisive, Nordio ha ribadito che il capitolo è definitivamente archiviato. Secondo il Guardasigilli, la Bartolozzi rappresenta una professionista di altissimo livello, capace di coniugare una solida esperienza magistratuale con competenze amministrative consolidate nel corso degli anni.
Nordio ha sottolineato come la dirigente abbia sempre garantito massima lealtà e dedizione al suo incarico. Riguardo all'episodio che ha generato la polemica, il ministro lo ha descritto come una semplice indiscrezione sfuggita in un momento di distrazione, tutt'altro che un comportamento che meriti conseguenze drastiche. Sia il dicastero che la stessa Bartolozzi hanno già reso pubblico un comunicato in cui veniva riconosciuto l'accaduto come un errore, accompagnato da profonde scuse da parte della diretta interessata. Per il Guardasigilli, i gesti dimissionari devono essere riservati a situazioni di ben maggiore gravità rispetto a quella in questione.
La conversazione si è poi estesa alla polemica che ha coinvolto il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Napoli, Nicola Gratteri. Il magistrato aveva rilasciato dichiarazioni al quotidiano il Foglio, riportate dal direttore Claudio Cerasa, in cui affermava che «dopo il referendum faremo i conti». Nordio ha riconosciuto la gravità apparente di queste parole, specialmente se lette in isolamento, ma ha invitato a contestualizzarle adeguatamente, considerando il momento di tensione in cui erano state pronunciate e il carattere vivace della conversazione.
Su eventuali provvedimenti disciplinari a carico di Gratteri, il ministro ha mantenuto una posizione di estrema cautela. Ha spiegato che l'azione disciplinare nei confronti dei magistrati non rientra nella competenza diretta del ministero, ma deve essere esercitata dal procuratore generale della Corte di Cassazione, qualora ritenesse fondati gli elementi per procedere. Nordio ha evidenziato come il ministro della Giustizia debba operare con particolare prudenza proprio per evitare anche il semplice sospetto che la politica possa interferire con l'indipendenza della magistratura.
Il ministro ha inoltre espresso una valutazione benevola del comportamento di Gratteri, sottolineando come un magistrato di tale esperienza difficilmente potrebbe mettere in atto vere minacce di ritorsione nei confronti della stampa, un'azione che risulterebbe controproducente e dannosa anche per la causa che lo stesso procuratore sostiene. Nordio ha concluso invitando a interpretare le affermazioni del magistrato con generosità, tenendo conto delle circostanze in cui sono state formulate, piuttosto che assolutizzarle.