La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha risposto duramente alle critiche mosse da Giuseppe Conte e dal Partito Democratico durante il dibattito parlamentare sulla situazione in Medio Oriente e le comunicazioni sulla guerra in Iran in vista del Consiglio europeo. Nel suo intervento di replica alla Camera, Meloni ha puntato il dito contro quella che definisce come una palese incoerenza da parte dell'opposizione.

Al centro della contrapposizione vi è l'uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani nel 2020, avvenuta durante il primo governo Conte quando ministri del Partito Democratico ricoprivano importanti cariche esecutive. Secondo Meloni, in quel momento nessuno tra i vertici pentastellati e democratici sollevò obiezioni sulla conformità dell'operazione al diritto internazionale, così come oggi chiedono al governo di fare. "Allora nessuno condannò quella scelta come mi viene richiesto di fare oggi nei confronti di analoghi eventi", ha sottolineato la premier.

Meloni ha voluto sottolineare una differenza di approccio tra il suo operato e quello dell'opposizione. Quando era all'opposizione, ha affermato, si è astenuta da critiche strumentali e ha riconosciuto la complessità della situazione geopolitica, rifiutando quella che ha definito "tifoseria da stadio". Ha inoltre evidenziato come non abbia mai ricorso a insulti personali nei confronti di Conte per ottenere consenso politico facile, accusando implicitamente l'attuale opposizione di questa pratica.

La premier ha concluso il suo intervento qualificando la propria gestione come "seria", in contrasto con ciò che definisce come una ricerca opportunistica di consenso da parte di chi sarebbe disposto a strumentalizzare qualsiasi questione internazionale per fini di propaganda. Lo scontro rappresenta uno dei momenti di maggiore tensione tra governo e opposizione sul delicato tema delle relazioni con l'Iran e della politica estera italiana.