A pochi giorni dal referendum che concluderà l'iter della riforma dell'ordinamento giudiziario italiano, emerge un dibattito delicato sulla posizione della Chiesa cattolica rispetto a consultazioni referendarie che rischiano di trasformarsi in plebisciti sul governo del momento. Giorgio Girelli, coordinatore del Centro Studi Sociali intitolato ad Alcide De Gasperi, solleva interrogativi sulla prudenza della partecipazione di monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, al convegno indetto da Magistratura democratica il 13 marzo prossimo a Roma. L'evento affronterà il tema "L'insofferenza per lo stato di diritto e il nuovo volto del capo", materia strettamente legata alle questioni referendarie in discussione.
Il nocciolo della questione riguarda la tendenza crescente delle consultazioni referendarie di allontanarsi dal loro oggetto formale per acquisire connotazioni schiettamente politiche. Quando emerge un tema opinabile come la riforma della magistratura, il comportamento della Chiesa assume un significato ancora più rilevante. Girelli sottolinea come le istituzioni ecclesiastiche debbano mantenere una posizione particolarmente attenta e ponderata in questi contesti per non essere percepite come schierate.
La Cei ha già chiarito, in una nota del 17 febbraio scorso, che esiste una distinzione fondamentale tra l'organismo collegiale della Conferenza episcopale e la libertà individuale di ogni prelato. Secondo questa prospettiva, la Chiesa come istituzione resterebbe neutrale rispetto alle posizioni espresse da singoli esponenti, i quali agirebbero in veste personale. Tuttavia, Girelli contesta la solidità di questo ragionamento, ritenendolo insufficiente e potenzialmente caratterizzato da una certa dose di incongruenza logica.
Il coordinatore del Centro De Gasperi evidenzia un aspetto cruciale: quando la partecipazione proviene da una figura di elevato rango ecclesiastico, come il vicepresidente della Cei, la distinzione tra il ruolo personale e quello istituzionale diventa sostanzialmente fragile. La funzione rappresentativa rimane inscindibilmente legata al soggetto che la ricopre, e la sua presenza in contesti controversi determina inevitabilmente un coinvolgimento della Chiesa nel suo complesso, indipendentemente dalle precisazioni successive.
Girelli ricorda inoltre che la libertà personale riconosciuta ai singoli ecclesiastici trova comunque dei limiti nella loro appartenenza all'organismo collegiale, specialmente quando ricoprono incarichi dirigenziali. La semplice presenza di un alto esponente Cei in certi contesti, secondo questa lettura critica, non può dunque essere interpretata come un atto neutrale, ma rischia di configurarsi come un segnale che compromette la distanza della Chiesa dai dibattiti politici della contingenza.