Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo ucciso dalla mafia nel 1992, ha lanciato un allarme sulla riforma costituzionale in discussione nel Paese, affermando che gli ambienti mafiosi faranno pressione per votare favorevolmente al referendum. Intervenendo su Radio Cusano durante la trasmissione "Battitori Liberi", Borsellino ha sostenuto che la criminalità organizzata appoggerà il sì perché consapevole che una minore indipendenza della magistratura rappresenta un vantaggio per i suoi interessi.
Secondo il fratello del magistrato assassinato, il vero problema della riforma riguarda l'integrità dell'ordinamento costituzionale italiano. Borsellino ha sottolineato che Paolo nutriva profonde preoccupazioni sulla possibilità che una separazione delle carriere potesse sottoporre i giudici all'influenza della politica, un rischio che lui stesso considera concreto. Per questo motivo, ha dichiarato il suo inequivocabile sostegno al voto negativo, qualificando la riforma come un colpo di Stato legale piuttosto che come una semplice modifica ordinamentale.
Le critiche di Borsellino si estendono anche ai toni del dibattito pubblico. Ha definito "osceno" invocare i nomi di Falcone e Borsellino, magistrati assassinati proprio per impedire loro di operare, affermando che confrontare questa riforma con il loro sacrificio rappresenta un'offesa grave. Ha inoltre criticato duramente le dichiarazioni di un alto funzionario del ministero della Giustizia, ritenendole inaccettabili.
Nell'articolazione tecnica della sua posizione, Borsellino ha chiarito che la riforma non si limita a separare le carriere, già parzialmente attuato dalla precedente riforma Cartabia, bensì comporta lo smantellamento del Consiglio Superiore della Magistratura. Ha poi denunciato la creazione di una nuova "alta corte disciplinare" che, a suo avviso, configurerebbe un tribunale speciale espressamente vietato dalla Costituzione italiana.
Borsellino ha inoltre riacceso la discussione sulla strage del 1992 che uccise suo fratello Paolo e il giudice Falcone. Facendo riferimento a una lettera da lui redatta nel 2007 intitolata "19 luglio 1992, Una strage di Stato", ha ripreso la tesi secondo cui l'attentato non sarebbe stato esclusivamente un'operazione mafiosa, bensì coinvolgerebbe responsabilità dello Stato. Ha denunciato, in particolare, che una borsa contenente l'agenda di Paolo scomparve da un'auto ancora in fiamme, prelevata secondo la sua ricostruzione da un carabiniere del Ros, e da allora non è stata più ritrovata, ipotizzando che sia rimasta in possesso dei servizi segreti.
Queste dichiarazioni si inseriscono nel dibattito caldissimo che precede il referendum costituzionale, con posizioni contrapposte tra chi sostiene la riforma come necessario aggiornamento dell'ordinamento e chi, come Borsellino, la considera una minaccia per l'indipendenza della giustizia italiana.