Lo scontro sulla prossima consultazione referendaria si inasprisce con accuse reciproche tra maggioranza e opposizione. Alfredo Mantovano, sottosegretario del governo, ha lanciato un'offensiva contro il fronte favorevole al sì, sostenendo che i sostenitori della riforma starebbero esercitando pressioni discriminatorie nei confronti dei magistrati che non condividono questa posizione. Mantovano ha inoltre fatto riferimento a dichiarazioni attribuite al procuratore Nicola Gratteri, che interpreta come minacciose nei confronti di chi intende votare contro.
Secondo il sottosegretario, l'approvazione della riforma comporterebbe conseguenze significative all'interno delle istituzioni giudiziarie, con possibili regolamenti di conti da parte dell'area politica di sinistra nei confronti di magistrati che hanno assunto posizioni diverse. Questa previsione cataclismica rappresenta uno dei toni più duri della campagna referendaria finora, riflettendo le tensioni profonde che attraversano il dibattito sulla giustizia nel paese.
Dalla parte dell'opposizione, Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha risposto all'attacco ribaltando le accuse. Secondo Schlein, è invece il governo in carica che starebbe tentando di esercitare un controllo indebito sulla magistratura, pretendendo di decidere quali giudici possono operare e in quali condizioni. La leader dem vede nel progetto governativo un tentativo di limitare l'indipendenza della magistratura secondo le preferenze politiche dell'esecutivo.
Lo scontro verbale tra i due fronti evidenzia come il referendum sia diventato uno snodo cruciale di conflittualità politica, con accuse di interferenza che provengono da entrambi i lati. Manca ancora il testo completo e dettagliato delle dichiarazioni, ma è chiaro che la campagna referendaria si sta sviluppando su toni particolarmente aspri, trasformando la questione della riforma della giustizia in una battaglia identitaria tra governo e opposizione circa il significato stesso dell'indipendenza giudiziaria.