Un corridoio migratorio transcontinentale sta ridisegnando gli equilibri dei flussi verso l'Europa. La rotta Bangladesh-Libia-Italia rappresenta uno dei fenomeni più rilevanti e al contempo sottovalutati nelle dinamiche migratorie contemporanee, secondo quanto emerge dal rapporto del Mixed Migration Centre. Non è più una rotta marginale: quella che collegava pochi migranti dell'Asia meridionale al Nord Africa si è trasformata in una vera infrastruttura, alimentata da reti criminali organizzate, comunità diasporiche consolidate e intermediazioni che operano su scala mondiale.
I numeri raccontano l'espansione di questo fenomeno con chiarezza. Nel 2022 circa 15.228 cittadini del Bangladesh hanno raggiunto l'Italia via mare. Gli arrivi hanno subito una contrazione nel 2023 (12.774 persone), ma hanno ripreso vigore negli anni successivi: 14mila nel 2024, fino a superare le 20mila unità stimate per il 2025. Questa crescita ha proiettato i bengalesi al primo posto tra le nazionalità che attraversano il Mediterraneo centrale, con una quota che nel 2025 ha raggiunto il 31 per cento di tutti gli sbarchi irregolari sulla costa italiana, surclassando ogni altra comunità migrante.
Il meccanismo che alimenta questa rotta funziona secondo un schema ben strutturato. A differenza di quanto si potrebbe immaginare, molti migranti bengalesi non entrano in Libia attraverso confini illegali: arrivano invece attraverso regolari voli commerciali verso città come Bengasi o altri centri della Libia orientale. Successivamente si integrano gradualmente nelle economie sommerse controllate dalle reti di trafficanti, che li trasferiscono verso occidente fino alle zone di imbarco sulla costa. Da qui, dalle città di Zawiya, Sabratha e Tripoli, partono le imbarcazioni verso l'Italia.
La Libia si è consolidata come hub logistico strategico del sistema migratorio mediterraneo, anche in virtù della sua instabilità politica. Dal crollo del regime di Gheddafi nel 2011, il paese rimane parcellizzato tra milizie rivali, gruppi armati e poteri locali che controllano porzioni di territorio, infrastrutture portuali e centri di detenzione. In questo vuoto di autorità centralizzata, il traffico di migranti ha assunto un ruolo economico rilevante per le organizzazioni armate, diventando una fonte di guadagno parallela ad altre attività illegali come il contrabbando. Questa situazione di anarchia controllata consente alle reti criminali di operare con scarsissimi ostacoli, trasformando la Libia in una piattaforma logistica indispensabile per chi vuole attraversare il Mediterraneo.
La nascita e l'espansione di questo corridoio pone sfide inedite alla gestione dei flussi migratori europei e alla sicurezza del Mediterraneo centrale. Si tratta di un fenomeno complesso che non riguarda solo questioni di controllo delle frontiere, ma implica dinamiche geopolitiche regionali, reti criminali internazionali e strategie di migrazione costruite da comunità diasporiche ben organizzate. Le policy tradizionali di contrasto all'immigrazione irregolare, finora incentrate su patologie nazionali o regionali, devono confrontarsi con una realtà sempre più transnazionale e sofisticata.