Durante una conferenza dedicata al ruolo dei media nel racconto dei conflitti, tenutasi questa mattina nella Sala dell'Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato a Roma, sono emersi spunti critici sulla copertura giornalistica delle guerre. Al centro del dibattito, la necessità di riequilibrare il linguaggio mediatico, non inseguendo solo audience e engagement digitale, ma dando respiro alle narrative di pace e dialogo.

Max Brod, giornalista della Rai e promotore dell'iniziativa "No Peace No Panel", ha lanciato tre appelli distinti: innanzitutto ai colleghi della professione di abbassare il livello di tensione nei contenuti, frenando la corsa ossessiva verso visualizzazioni e clic; agli editori di sospendere temporaneamente la guerra commerciale tra testate, creando spazi per le voci critiche e alternative nelle redazioni; infine alla classe politica di muoversi oltre la logica del consenso immediato, sostenendo chi lavora per la risoluzione dei conflitti. Il progetto "No Peace No Panel" mira proprio a garantire una presenza sistematica di rappresentanti della pace nei dibattiti televisivi e radiofonici. Anche se era stato presentato come atto di indirizzo in commissione di Vigilanza Rai, rimane bloccato insieme agli altri lavori dell'organo, come ricordato dalla presidente Barbara Floridia (M5S). Roberto Natale, consigliere di amministrazione della Rai, ha espresso speranza che i lavori possano riprendere dopo l'audizione dell'amministratore delegato Giampaolo Rossi, fissata per il 25 marzo.

Tra le proposte concrete avanzate da Brod figurano composizioni più equilibrate dei panel televisivi con interventi di esperti di mediazione, il recupero di casi storici di pace negoziata (come l'esperienza della Comunità di Sant'Egidio nel conflitto mozambicano), rubriche dedicate ai processi di pacificazione e non solo ad analisi geopolitiche. Inoltre, è stata suggerita una maggiore attenzione agli effetti collaterali dei conflitti sulla salute psicologica delle popolazioni e sugli equilibri ambientali.

La senatrice del M5S Dolores Bevilacqua ha sottolineato come il giornalismo debba rimanere indipendente e libero, offrendo contemporaneamente voce alle ragioni della pace accanto al racconto della guerra. Andrea Cozzo, professore all'Università di Palermo, ha richiamato la responsabilità sociale della categoria nel documentare gli orrori di tutti i contendenti, mostrando come il vero antagonista sia la guerra stessa, non uno schieramento particolare.

Tomaso Montanari, rettore dell'Università per Stranieri di Siena, ha segnalato un rischio specifico: quando l'analisi geopolitica monopolizza i programmi di approfondimento, si crea una tautologia comunicativa che finisce per presentare i conflitti come inevitabili e immutabili, alimentando un senso di rassegnazione nei cittadini. Dietro questa discussione emerge una questione fondamentale: come i media possono raccontare la complessità reale delle guerre senza diventare amplificatori della violenza, e come possono tornare a narrar la pace, anche sapendo che una notizia di dialogo genererà meno clic di una di escalation militare.