Lo Stretto di Hormuz, il ristretto canale d'acqua che separa l'Iran dall'Oman, rappresenta uno dei punti nevralgici più delicati dell'economia globale. Ogni giorno, attraverso questo corridoio largo poche decine di chilometri nel tratto più stretto, transita circa il venti per cento del petrolio mondiale e una quota rilevante del gas naturale liquefatto destinato a Europa e Asia. Centinaia di miliardi di dollari di attività economica dipendono quotidianamente dalla stabilità di questo passaggio marittimo.

Per anni gli operatori dei mercati finanziari hanno considerato il Stretto come una semplice fonte di tensione geopolitica da tenere sotto osservazione, senza però attribuirgli il potenziale di stravolgere gli equilibri strutturali del sistema economico internazionale. La situazione è cambiata bruscamente nel marzo del 2026. L'intensificarsi dello scontro militare nel Golfo Persico ha improvvisamente riportato in primo piano la fragilità di una delle infrastrutture energetiche più critiche del pianeta. In pochi giorni il prezzo del greggio Brent ha toccato i 120 dollari al barile, mentre i mercati europei del gas hanno registrato aumenti consistenti, generando una volatilità mai vista prima.

Ma secondo Francesco De Leo Kaufmann, economista e dirigente industriale, quello che stiamo vivendo potrebbe non essere semplicemente un ulteriore episodio di instabilità legata alla politica internazionale. La crisi iraniana potrebbe invece rappresentare il detonatore di una rotazione storica nei mercati mondiali. Per la prima volta, un grande shock energetico si verifica nel preciso momento in cui l'economia globale sta attraversando una nuova rivoluzione industriale: quella dominata dall'intelligenza artificiale.

L'IA viene comunemente descritta come una trasformazione puramente digitale, ma la realtà è molto più concreta e materiale. Gli algoritmi sofisticati funzionano su semiconduttori di ultima generazione, i quali operano all'interno di enormi data center. Questi centri di elaborazione dati consumano quantità smisurate di energia elettrica, creando una catena causale fondamentale: energia alimenta computazione, che genera intelligenza artificiale. In questa nuova architettura economica, l'energia non rappresenta più semplicemente una risorsa estrattiva tra le altre. Diventa il fondamento fisico del potere tecnologico e della competitività industriale nel ventunesimo secolo.

È in questa prospettiva che la tensione nel Golfo Persico acquista una dimensione ben più profonda di quanto potrebbe sembrare a una lettura superficiale. La vulnerabilità delle rotte petrolifere tradizionali coincide con il momento in cui il fabbisogno energetico dell'economia mondiale sta subendo una metamorfosi radicale. I paesi e le aziende che sapranno interpretare questa convergenza tra shock geopolitico e trasformazione tecnologica potrebbero guidare la prossima grande fase della crescita economica mondiale. Al contrario, chi continuerà a considerare crisi energetiche e rivoluzione digitale come fenomeni separati rischia di rimanere indietro nella competizione globale.