Per la prima volta nella sua storia, l'Assemblea parlamentare della Nato ha inviato una delegazione ufficiale in India. Dal 1° al 7 marzo, una missione guidata da Lorenzo Cesa, presidente della Sottocommissione Partenariati, ha toccato sia New Delhi che Mumbai, partecipando al prestigioso Raisina Dialogue e incontrando le istituzioni indiane di più alto livello. Accanto a Cesa erano presenti Paolo Formentini della Lega, vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, e Simona Malpezzi del Pd. Un'iniziativa che segna un cambio di rotta nelle relazioni tra l'Occidente euro-atlantico e la potenza asiatica.

La visita non mirava a formalizzare un'alleanza diretta tra l'Alleanza Atlantica e il governo indiano – una strada che Nuova Delhi sembra escludere fermamente, gelosa della propria autonomia strategica. Piuttosto, l'obiettivo era tracciare i contorni di una cooperazione pratica su questioni dove i due attori mostrano convergenze significative. Formentini ha spiegato come «nonostante una certa cautela quando si parla esplicitamente di Nato, abbiamo identificato aree di chiaro allineamento, soprattutto riguardo la libertà di navigazione nell'Oceano Indiano e la lotta al terrorismo». Su questi fronti, ha aggiunto, le posizioni coincidono senza necessità di coinvolgimenti formali.

L'India considera l'Oceano Indiano come il proprio spazio di influenza naturale e intende preservare una significativa libertà decisionale nelle scelte geopolitiche. Tuttavia, nell'attuale contesto di tensioni regionali – specialmente in Medio Oriente – la stabilità marittima e la sicurezza collettiva sono diventate priorità condivise. Durante i colloqui sono emerse proposte concrete: forme di partecipazione come osservatori, sviluppo di standard comuni tra le forze armate, e scambi operativi su tematiche di interesse reciproco. «Nessuno immagina un'estensione della Nato verso l'Indo-Pacifico», ha puntualizzato Formentini, «ma piuttosto cooperazioni che servono effettivamente a entrambi i partner».

Secondo il deputato italiano, una delle figure più attive nel rafforzamento dei legami tra l'area mediterranea e il subcontinente indiano, il modello futuro potrebbe basarsi proprio su questa flessibilità strategica. Non strutture rigide di appartenenza, ma accordi settoriali e collaborazioni tattiche dove gli interessi convergono. L'interoperabilità tra sistemi di sicurezza rappresenta uno dei concetti chiave emersi dalle discussioni, particolarmente rilevante dato che Italia e India hanno già intensificato negli ultimi anni le loro operazioni congiunte in ambiti specifici.

La missione parlamentare della Nato rappresenta dunque un tentativo di disegnare una nuova geografia della sicurezza globale, dove le alleanze tradizionali convivono con partnership ibride e pragmatiche. Per l'India significa consolidare la propria posizione senza cedere autonomia; per la Nato significa adattarsi a un mondo dove le vecchie formule di adesione totale cedono il passo a reti di cooperazione più fluide e contestuali. Un segnale che, almeno nel dialogo istituzionale, le rigidità della Guerra Fredda stanno finalmente lasciando spazio a geometrie variabili.