Lo Stretto di Hormuz si trasforma in teatro di una guerra asimmetrica. Una petroliera battente bandiera maltese, la Zephyros, è stata colpita da un attacco con drone marino nei pressi di Bassora mentre trasferiva merci in acque irachene. L'esplosione, attribuito a un ordigno telecomandato secondo le ricostruzioni iniziali, ha causato una vittima tra i 22 marittimi dell'equipaggio, tutti cittadini georgiani. Il resto del personale è stato evacuato e messo in salvo su un'imbarcazione irachena. La nave, un'unità cisterna da circa 50mila tonnellate di stazza, appartiene agli armatori ciprioti Georgios e Vasilis Michael attraverso la società di navigazione Benetech Shipping SA, operatore specializzato nel trasporto di liquidi. Si tratta del quarto attacco a una nave di proprietà greca dall'inizio del conflitto regionale contemporaneo.
L'episodio rappresenta l'ennesimo capitolo di una strategia che ricorda le tattiche di guerriglia, orchestrata da Teheran e dai gruppi affiliati attraverso attacchi calibrati e focalizzati su obiettivi strategici come il settore energetico. Gli assalti, frequenti e letali, si avvalgono di piccole unità belliche e droni subacquei a cui difficile opporre difesa. L'ambasciata americana a Baghdad, poche ore prima dell'attacco alla Zephyros, aveva lanciato un nuovo allarme sulla probabilità di operazioni iraniane contro le infrastrutture petrolifere e energetiche statunitensi nella zona. Il portavoce delle Operazioni Congiunte dell'Iraq, il Tenente Generale Saad Maan, ha censurato l'episodio come violazione della sovranità nazionale irachena e promesso conseguenze legali.
La tensione nel Golfo raggiunge livelli critici anche per le dichiarazioni provenienti da Teheran. I leader iraniani hanno annunciato l'intenzione di bloccare completamente l'esportazione di petrolio dalla regione verso i cosiddetti nemici e i loro alleati fino a nuovo ordine. Un messaggio che non lascia spazi di ambiguità sulla volontà di destabilizzare il sistema energetico globale come strumento di pressione geopolitica. È in questo contesto rovente che il G7 decide finalmente di intervenire concretamente.
I sette maggiori paesi del mondo hanno raggiunto un accordo per coordinare operazioni di scorta militare alle navi mercantili che attraversano lo Stretto di Hormuz, uno dei corridoi navali più cruciali per il commercio mondiale. La decisione rappresenta una risposta diretta all'escalation di violenza e un tentativo di garantire la sicurezza dei flussi commerciali internazionali. Contemporaneamente, anche la base italiana di Erbil in Iraq è stata bersaglio di un nuovo attacco, segnale della diffusione geografica della campagna destabilizzatrice. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso vicinanza al personale militare italiano coinvolto, confermando il ruolo attivo dell'Italia nel complesso scenario mediorientale.