Lo stretto di Hormuz non è soltanto il collo di bottiglia del commercio petrolifero mondiale. Attraverso questo canale cruciale transita anche un terzo delle forniture globali di fertilizzanti, prodotti principalmente da Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Oggi, con la situazione geopolitica che si è aggravata nella regione, queste esportazioni vitali sono rimaste bloccate, creando un effetto domino che minaccia la sicurezza alimentare planetaria.

I numeri sono allarmanti. Secondo l'Unctad (Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo), ogni mese attraversano lo stretto 1,33 milioni di tonnellate di concimi a base di azoto, fosforo e zolfo. Si tratta di fertilizzanti essenziali per coltivare metà degli alimenti consumati dalla popolazione mondiale: mais, grano e riso dipendono fortemente da questi input. La Signal Group, agenzia specializzata in intelligence marittima, stima che i paesi del Golfo controllino il 20% del volume globale del commercio fertilizzantiero. Una chiusura prolungata dello stretto, anche di soli trenta giorni, potrebbe compromettere interi cicli di coltivazione.

La situazione si complica ulteriormente con le decisioni dei principali produttori alternativi. La Cina, il fornitore mondiale più grande, ha sospeso le esportazioni di fertilizzanti fosfatici e limitato altre spedizioni fino ad agosto 2026 per preservare le scorte nazionali. L'Iran, altro grande esportatore, ha fermato la produzione a causa dei conflitti regionali. Qatar Energy, tra le aziende più rilevanti del settore, ha dovuto interrompere le operazioni a seguito degli attacchi aerei. Pur continuando a operare, altre fabbriche non riescono a spedire i loro carichi per via marittima.

Le conseguenze economiche sono già visibili. Nel porto di New Orleans, principale gate d'accesso per i fertilizzanti statunitensi, i prezzi hanno subìto un balzo impressionante: da 516 a 683 dollari a tonnellata in una sola settimana. È un incremento del 32% che arriva nel momento peggiore: gli agricoltori dell'emisfero settentrionale si stanno preparando per la semina primaverile. Russia, Stati Uniti e Marocco dovranno compensare il deficit, ma aumentare la produzione richiede tempo e risorse che non possono essere mobilitate nell'immediato.

Gli esperti temono una reazione a catena sui mercati alimentari globali. Un'interruzione prolungata delle forniture di concimi comporterebbe non solo rialzi dei prezzi agricoli, ma anche rischi concreti di carenze produttive nei paesi più dipendenti dalle importazioni. La comunità internazionale osserva con preoccupazione l'evolversi della situazione nel Golfo, consapevole che ogni giorno di blocco aggiunge pressione a un sistema alimentare già fragile.