Mercoledì 12 marzo il partito di Giorgia Meloni ha trasformato il Teatro Franco Parenti di Milano in una macchina organizzativa dedicata alla promozione del voto affermativo sulla riforma della giustizia. Un dettaglio ha catturato subito l'attenzione: la celebre canzone di Sal Da Vinci "Sarà per sempre sì" è stata scelta come colonna sonora dell'intera giornata, accompagnando i lavori tra gli spazi della struttura teatrale milanese e creando una connessione sonora con il messaggio referendario della destra.
L'evento ha seguito un format particolarmente rigoroso nei tempi: tre aree tematiche con discussioni parallele, ma con un vincolo stringente di quattro minuti per ciascun intervento. Allo scadere del tempo stabilito, un gong o lo stesso motivetto di Da Vinci attiravano l'attenzione del pubblico, forzando il passaggio al relatore successivo. Questa scelta organizzativa, presentata con tono ironico dagli organizzatori, rispondeva all'esigenza di mantenere elevato il ritmo complessivo della manifestazione e di evitare digressioni prolungate. Sul palco si sono avvicendati volti noti di Fratelli d'Italia insieme a ospiti provenienti da altre formazioni politiche, sebbene rimarchevole sia stata l'assenza di delegati della Lega e di Forza Italia, partner di coalizione dell'esecutivo.
Ben diversa l'atmosfera registrata nei pressi dell'ingresso principale. Un nutrito presidio di contestazione ha presidiato la zona, organizzato da Potere al Popolo in alleanza con i collettivi universitari Cambiare Rotta e Opposizione Studentesca. Gli attivisti hanno scandito slogan critici come "Giorgia go home" e "Governo Meloni, dimissioni", mentre striscioni hanno accompagnato l'ingresso dei partecipanti all'evento. I manifestanti hanno denunciato quella che definiscono una virata autoritaria dell'amministrazione in carica, sottolineando il contrasto tra le promesse di diritti e quella che descrivono come un potenziamento degli apparati repressivi dello Stato: "Chiediamo diritti e ci danno polizia, questa è la loro democrazia", hanno ripetuto durante la protesta.
La scelta musicale di Fratelli d'Italia conferma la strategia comunicativa del partito di ricorrere a elementi della cultura popolare italiana per veicolare messaggi politici, trasformando uno spazio dedicato al dibattito pubblico in una vera e propria arena di conflitto simbolico tra visioni contrapposte di democrazia e giustizia costituzionale.