Il ministro Alessandro Giuli ha deciso di richiedere le dimissioni di Tamara Gregoretti, che ricopre il ruolo di rappresentante del Ministero della Cultura all'interno del Consiglio di amministrazione della Biennale di Venezia. La richiesta arriva a causa della perdita di fiducia nei confronti della dirigente, secondo quanto comunicato ufficialmente dal dicastero in questi giorni.

Giulia Gregoretti era stata designata a occupare questo incarico il 13 marzo dello scorso anno. Tuttavia, secondo la comunicazione ministeriale, non avrebbe informato tempestivamente né del rischio che la Federazione Russa potesse partecipare alla prossima edizione della manifestazione né delle sue successive dichiarazioni a sostegno di tale presenza, nonostante fosse pienamente consapevole della delicatezza internazionale di una simile questione.

La vicenda ha già attirato l'attenzione della politica. Riccardo Magi, segretario nazionale di +Europa, ha commentato duramente quanto sta accadendo, definendo l'episodio come una figuraccia che l'Italia sta infliggendo a sé stessa e a una delle sue istituzioni culturali più prestigiose. Secondo Magi, si tratta di una decisione che rispecchia orientamenti filo-russi presenti all'interno della coalizione di governo.

Al centro della controversia c'è anche Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione La Biennale. Magi evidenzia come la scelta di accogliere il padiglione russo rischi di compromettere i finanziamenti europei destinati all'evento, precisando che Buttafuoco era stato scelto dall'ex ministro Gennaro Sangiuliano. L'esponente dell'opposizione critica inoltre quello che definisce un ritorno di fiamma verso Mosca in seno alla maggioranza governativa.

Magi ha puntato il dito anche verso altre figure della coalizione, in particolare il vicepremier Matteo Salvini, accusando parti della maggioranza di simpatizzare con le posizioni russe. La dichiarazione si conclude con un monito verso Giorgia Meloni: qualora l'Italia perdesse i fondi europei per la Biennale, la responsabilità ricadrebbe sulle scelte operate dai suoi ministri e dai componenti della coalizione che sostengono politiche percepite come amichevoli verso il Cremlino.