La tensione è salita durante l'incontro organizzato in una scuola superiore quando diversi studenti hanno deciso di interrompere la partecipazione all'evento, contestando apertamente le modalità con cui veniva affrontato il tema del referendum costituzionale. I ragazzi hanno espresso il loro disappunto rivolgendosi ai presenti, lamentando di essere stati sottoposti a quella che hanno definito una vera e propria campagna indottrinante, anziché a un confronto equilibrato e costruttivo sulle questioni in gioco.
Il sottosegretario Ostellari era stato invitato per illustrare agli studenti i contenuti del dibattito referendario. Tuttavia, secondo la percezione dei liceali presenti, l'esposizione non avrebbe mantenuto il necessario equilibrio informativo, risultando invece orientata nel sostegno alla posizione del Sì. Questa interpretazione ha spinto diversi partecipanti a ritenere che il momento didattico si fosse trasformato in una sessione di persuasione politica.
La protesta dei giovani sottolinea una preoccupazione legittima riguardante il ruolo della scuola nei processi democratici: gli studenti hanno fatto valere il diritto a ricevere informazioni corrette e imparziali su tematiche politiche cruciali, senza subire pressioni verso scelte predeterminate. La richiesta esplicita era quella di uno spazio di dialogo autentico, dove potessero emergere sia i vantaggi che i rischi delle diverse opzioni costituzionali.
L'episodio riflette un dibattito più ampio sulla responsabilità civica nelle istituzioni scolastiche e sulla necessità di garantire che gli ambienti educativi rimangano terreni di pluralismo informativo. La gioventù italiana continua a dimostrare una crescente consapevolezza critica nei confronti dei messaggi che riceve, pretendendo trasparenza e correttezza anche nei momenti ufficiali di formazione civile.