Chi garantisce protezione a chi ogni giorno consegna cibo nelle nostre città, affrontando traffico, freddo e algoritmi senza pietà? Questa domanda rimane ancora senza risposta univoca in Italia. L'Umbria ha appena mosso un passo significativo approvando una legge regionale dedicata ai rider e ai lavoratori delle piattaforme digitali, riportando nuovamente l'attenzione su una questione cruciale: la protezione di questi professionisti varia notevolmente a seconda di dove operano.

La nuova legislazione umbra punta su trasparenza e controllo come strumenti principali di tutela. Introduce un Registro regionale che censisce sia i ciclofattorini che le piattaforme per cui lavorano, oltre a una Consulta dove istituzioni e sindacati possono dialogare. Un elemento concreto e innovativo riguarda il potere della Regione di bloccare le consegne durante emergenze climatiche gravi, con le Asl responsabili dei controlli sulla sicurezza. Rimangono però fuori dalla norma aspetti cruciali come gli stipendi e i contratti, materie ancora governate dalle norme nazionali e dalla contrattazione collettiva.

Il Lazio aveva anticipato tutti nel 2019, adottando la prima legge regionale italiana su questo tema. L'approccio laziale è stato più diretto e incisivo: abolisce il compenso a cottimo e impone un salario minimo orario, obbliga le piattaforme a coprire l'assicurazione contro infortuni e malattie professionali, fornire formazione e dispositivi di sicurezza. Quando le condizioni meteo peggiorano, scatta automaticamente una maggiorazione, e anche gli ordini annullati generano un'indennità per il rider. Le piattaforme devono inoltre garantire protezione del benessere psicologico dei lavoratori, manutenzione degli strumenti e formazione continua.

La Toscana, dal 2021, ha scelto una strada diversa concentrando la propria attenzione esclusivamente sulla sicurezza occupazionale. La legge toscana non interviene su salari o contratti, bensì fornisce linee guida specifiche per gestire i rischi del settore, organizza programmi formativi e di prevenzione, e favorisce la collaborazione tra gli attori coinvolti. Un modello più cauto che rispetta le competenze nazionali ma non rinuncia a proteggere la salute fisica dei lavoratori.

Questa frammentazione normativa ha conseguenze concrete sulla qualità della vita dei ciclofattorini. Un rider che consegna a Roma ha tutele diverse da chi lavora a Perugia o Firenze. Il panorama italiano rimane quindi disomogeneo e contraddittorio, dove i diritti di chi pedala tra le strade cambiano in base alla geografia amministrativa. La domanda che emerge è se sia sufficiente un mosaico di leggi regionali o se l'Italia abbia bisogno di una normativa nazionale coesa che garantisca protezioni uniformi a tutti coloro che lavorano per le piattaforme digitali, indipendentemente da dove operano.