Giorgia Meloni ha ribadito gli intenti della maggioranza sulla riforma della giustizia durante la manifestazione conclusiva per il sì al referendum presso il Teatro Parenti di Milano. La presidente del Consiglio e leader di Fratelli d'Italia ha voluto dissipare i dubbi circa le reali motivazioni dietro il progetto normativo, respingendo le accuse di voler indebolire l'apparato giudiziario.

«La nostra non è una riforma nata da astio verso qualcuno, e men che meno abbiamo l'intenzione di disfarci della magistratura», ha dichiarato Meloni. Secondo la premier, si tratta invece di un intervento volto a correggere malfunzionamenti che danneggiato non solo i cittadini ma anche gli stessi magistrati. Meloni ha ricordato come il governo aveva assunto questo impegno in campagna elettorale e intende mantenerlo, considerandolo parte di una più ampia promessa di rinnovamento nazionale.

La premier ha colto l'occasione per illustrare la propria visione della responsabilità politica: «Concepiamo la politica come un'assunzione di responsabilità verso gli altri e verso chi ci ha affidato un mandato, non verso noi stessi». Un messaggio volto a sottolineare la continuità tra promesse elettorali e azioni concrete del governo.

Nel frattempo, il sottosegretario Alfredo Mantovano ha accusato il magistrato Nicola Gratteri di atteggiamenti problematici. Intervenendo a Sky Tg24, Mantovano ha evidenziato come i provvedimenti della magistratura in ambito immigrazione presentassero caratteristiche sospettosamente uniformi, suggerendo una possibile sistematicità nelle decisioni. «Quando noti una metodicità identica, il dubbio che vi sia un pregiudizio sottostante diventa legittimo», ha osservato il sottosegretario.

Partendo da questa premessa, Mantovano ha sottoposto a critica le modalità espressive di Gratteri, sottolineando come dichiarazioni provenienti da un magistrato di rango non possono essere relegate a semplici opinioni personali, specie quando contengono impliciti elementi intimidatori verso rappresentanti della stampa. L'esponente di governo ha inoltre affrontato una questione interna alla magistratura stessa, evidenziando come centinaia di giudici abbiano pubblicamente aderito alla campagna referendaria, subendo marginalizzazione nei confronti dei colleghi contrari. Mantovano ha espresso preoccupazione per le possibili tensioni che potrebbero sorgere quando magistrati con posizioni contrastanti si ritroveranno a collaborare negli stessi collegi giudicanti.