Da diversi giorni la politica ligure è scossa da uno scontro che vede protagonisti il presidente regionale Marco Bucci e il Secolo XIX. La controversia ruota attorno ai cosiddetti "dossier" - documenti prodotti dall'ufficio comunicazione di Bucci che analizzerebbero nel dettaglio come il quotidiano ha coperto la campagna elettorale, contando righe dedicate ai candidati, criticando titoli e scelte fotografiche. L'opposizione li ha denunciati come una forma di pressione sulla stampa, ma Bucci ha deciso di rompere il silenzio affidandosi a una nota ufficiale corredata di elementi probatori.
Il governatore sostiene che non si è mai trattato di censura, ma di un dialogo reciprocamente concordato e costruttivo. "Ho preferito evitare di rendere pubblica la nostra conversazione privata con il direttore, ma la situazione mi costringe a farlo per ripristinare i fatti" spiega Bucci nei suoi chiarimenti. Dai messaggi scambiati emerge, secondo il presidente, una relazione caratterizzata da "trasparenza e correttezza sin dall'inizio della gestione del giornale". Bucci racconta di incontri frequenti dove sono stati dibattuti giudizi, apprezzamenti e rilievi critici, sempre "con piena intesa e animo costruttivo".
Un passaggio cruciale riguarda un messaggio attribuito al direttore risalente a maggio 2025, che recita: "Facciamo un giornale onesto. E stop". Questo messaggio è stato utilizzato dai detrattori di Bucci come prova che il direttore respingeva le segnalazioni sui report. Tuttavia, il governatore contesta questa interpretazione: quella frase non riguarderebbe i report inviati dal suo staff, bensì sarebbe il commento del direttore a un post critico su Facebook che lo stesso Bucci gli aveva segnalato. Pubblicare questa frase come confutazione è definito da Bucci "gravemente scorretto".
Il presidente ribadisce che lo scambio di considerazioni ha proseguito regolarmente anche durante la competizione elettorale, mantenendo sempre un tono franco e aperto. Questo, a suo dire, smentisce completamente la versione diffusa nelle ultime settimane secondo cui il direttore si sarebbe opposto a questo sistema di feedback. Bucci afferma inoltre che i contatti tra lui e il quotidiano si sono ripresi anche a novembre, suggerendo che la relazione sia rimasta funzionante.
La disputa mette in luce una questione più ampia sui rapporti tra istituzioni e media locale in fase di campagna politica. Da un lato emerge la pratica di un dialogo diretto e continuo tra uffici stampa e redazioni, dall'altro la questione se questo rappresenti una forma appropriata di interazione o costituisca un tentativo di condizionamento editoriale. Bucci sostiene che il suo operato rientra nella normalità della comunicazione istituzionale, mentre i critici vedono nei dossier un eccesso di controllo sulla narrazione giornalistica.