Marina Abramović porta a Copenaghen un progetto ambizioso che unisce il teatro, l'arte contemporanea e il ricordo di Maria Callas, la leggendaria soprano che ha rivoluzionato il panorama operistico del Novecento. L'installazione immersiva "Seven Deaths", in programma presso lo spazio sotterraneo di Cisternerne dal 14 marzo al 30 novembre 2026, rappresenta un momento significativo nell'evoluzione creativa dell'artista belga, che ha sempre coltivato una profonda affinità con la diva greca: entrambe caratterizzate da un rigore artistico senza compromessi, da un'intensità emotiva raramente riscontrabile e da vicende personali segnate dal sacrificio e dall'isolamento.
L'opera consiste in sette cortometraggi nei quali Abramović stessa interpreta i momento della morte nei capolavori lirici più rappresentativi della storia dell'opera. Ad accompagnarla sullo schermo c'è l'attore statunitense Willem Dafoe, che condivide con la performer la responsabilità di evocare scene tragiche in cui la morte non è meramente un evento narrativo, ma diviene specchio delle emozioni umane più profonde. I film percorrono i confini sfumati tra finzione e realtà, tra il personaggio teatrale e l'essere umano che lo interpreta, creando un dialogo costante tra dimensione drammatica e introspezione personale.
La scelta di Cisternerne come sede espositiva non è casuale. Gli ampi spazi sotterranei della cisterna danese offrono infatti una qualità luminosa e acustica straordinaria che amplifica notevolmente l'impatto emotivo di ogni singolo frammento narrativo. L'oscurità naturale del luogo, il gioco di luci e riverberi, trasformano l'intera struttura in una scatola nera dove l'opera trova una dimensione quasi rituale. Per la prima volta, "Seven Deaths" abbandona il formato tradizionale di video installazione per diventare un'esperienza totale della durata di un'ora, uno spettacolo che si muove fluidamente attraverso il tempo e dialoga intimamente con l'architettura che lo accoglie.
Questa realizzazione rappresenta un ulteriore capitolo nell'esplorazione di Abramović dei linguaggi artistici contemporanei, mantenendo fermo l'interesse per il corpo, la vulnerabilità e la ricerca di verità nelle emozioni umane. L'installazione danese dimostra come l'arte immersiva possa trasfigurare uno spazio urbano sommesso in un teatro del sensibile, un luogo dove il pubblico non è semplice spettatore ma partecipe di un rituale catartico attraversato dal fascino duraturo della lirica classica e dalla ricerca spirituale della ricerca artistica contemporanea.