Donald Trump ha sottoscritto stamattina alla Casa Bianca un decreto esecutivo destinato a impedire la partecipazione di atlete transgender alle gare femminili dei Giochi olimpici estivi di Los Angeles nel 2028. La firma è avvenuta durante una manifestazione ufficiale dedicata al Mese della storia delle donne americane, presieduta dalla first lady Melania Trump. Tra i presenti figurava anche Kaillie Humphries, campionessa olimpica nel monobob, la quale ha manifestato entusiasmo verso la decisione affermando che merita una medaglia per questa mossa.
Non si tratta della prima azione del presidente su questo argomento, che aveva rappresentato un pilastro della sua campagna elettorale. Dodici mesi prima aveva già emanato un provvedimento analogo per vietare la partecipazione di atlete transgender alle competizioni organizzate nelle scuole e nei college americani. Il tema della partecipazione transgender nello sport rimane tra i più divisivi nel dibattito politico statunitense.
Durante l'evento, Trump ha colto l'occasione per rivolgersi alle donne presenti in sala, affermando con tono affettuoso: «Io considero le donne fondamentali nella mia vita. Sono donne potenti, determinate e affascinanti». Tuttavia, quando ha pronunciato la parola «affascinanti», ha aggiunto una considerazione scherzosa tra gli applausi e le risate della platea: «Oggigiorno, se complimenti una donna chiamandola bella, la tua carriera politica è destinata a crollare. Io però non ho mai dato molto peso a queste regole e ho continuato comunque, e devo dire che le cose mi sono andate piuttosto bene».
Commenti simili erano già emersi durante la visita presidenziale in Italia, quando Trump si era rivolto alla premier Giorgia Meloni con parole di stima personale, dicendo: «Lei è giovane e incredibilmente bella. Non se ne offenda, ma negli Stati Uniti una frase così potrebbe costarmi caro». Queste osservazioni riflettono una sua caratteristica comunicativa: mescolare questioni politiche serie con osservazioni personali ironiche, spesso accompagnate da un tono di sfida verso ciò che considera eccessive limitazioni nel linguaggio pubblico.