Un errore di identificazione dalle conseguenze pesanti ha travolto Daniel Attard, membro del Parlamento europeo di Malta, finito nella bufera dello scandalo Huaweigate. La procura federale belga lo aveva accusato nel corso dell'ultimo anno di aver ricevuto versamenti sospetti da conti bancari cinesi e di Hong Kong, con tanto di richiesta di revoca dell'immunità parlamentare. Tuttavia, come riportato da fonti giornalistiche ben informate, gli stessi magistrati hanno dovuto ammettere un errore madornale: il conto bancario in questione apparteneva in realtà a un imprenditore maltese che condivide lo stesso nome, coinvolto in tutt'altra vicenda legata ai cosiddetti passaporti d'oro.

L'imbroglio emerge nel momento in cui la vicenda raggiunge i media internazionali e si scopre che le prove utilizzate per accusare l'eurodeputato erano state attribuite al soggetto sbagliato. Tra gli elementi che avevano motivato il procedimento figuravano anche presunti contatti con lobbisti di Huawei e regali di biglietti per manifestazioni sportive. Secondo i documenti investigativi, questi ultimi sarebbero stati effettivamente diretti a un altro eurodeputato coinvolto nell'inchiesta, non ad Attard.

L'indagine sull'Huaweigate, avviata nel 2025, è stata accompagnata fin dall'inizio da una serie di criticità procedurali. I magistrati belgi avevano presentato richieste di revoca dell'immunità a cinque eurodeputati, ma hanno dovuto ritirarsi da una di queste dopo poche ore, scoprendo che la collega italiana Giusi Princi non era ancora stata eletta al momento dei fatti contestati. Questo nuovo episodio aggiunge ulteriore confusione a un'inchiesta già caratterizzata da sviste investigative.

Il caso ricorda situazioni simili verificatesi in passato. Nel 2023, il premier portoghese Antonio Costa si dimise in seguito a un'accusa di corruzione formulata dalla magistratura, salvo poi scoprire che i pubblici ministeri si erano confusi con un suo ministro avente un nome simile al suo. La coincidenza ha sollevato interrogativi sulla qualità delle indagini e sulla necessità di procedure di verifica più rigorose quando si tratta di personalità pubbliche di rilievo.

I fatti emersi mettono in discussione le modalità operative della procura federale belga e la solidità delle accuse mosse contro i vari eurodeputati nell'ambito dello scandalo Huaweigate. Attard potrebbe dunque aspettarsi non solo il ritiro formale delle accuse, ma anche una revisione complessiva dei procedimenti pendenti per verificare che non siano stati commessi altri errori simili nel corso dell'inchiesta.